Balestruccio: caratteristiche, nido e canto

Balestruccio

Il balestruccio è un uccellino di piccole dimensioni che si può confondere sia con la rondine sia con il rondone ma ha delle sue caratteristiche specifiche che lo rendono unico nel suo genere. In ogni senso. Vediamo come è fatto e che abitudini ha, per saperlo riconoscere mentre è in cielo o quando si ferma in una delle sue soste anche dalle nostre parti.



Balestruccio: piccolo

Detto nel mondo scientifico “Delichon urbicum”, questo animale è un volatile dalle dimensioni piuttosto ridotte quindi è corretto dire che si tratta di una taglia small. E’ lungo in totale circa 15 centimetri e non ha una struttura massiccia, infatti pesa tra i 15 e i 25 grammi. La sua apertura alare risulta essere di circa 30 centimetri, alla sua lunghezza media dobbiamo aggiungere quella della sua coda lunga circa 6 centimetri e mezzo e anche biforcuta, anche se non in modo troppo evidente.

Il suo corpo oltre che essere minuto ha anche una forma che si può definire affusolata, certamente aerodinamica, nella parte superiore assume una colorazione nero-bluastra lucida in contrasto con la parte inferiore che invece tende al bianco. Per quanto riguarda le ali, sono dello stesso colore della parte superiore mentre sia le gambe sia le zampe sono ricoperte di piume bianche come la parte bassa del corpicino

Balestruccio: nido

Non è difficile trovare nidi di balestruccio anche un zone abitate, perché questo uccellino ha l’abitudine di installarsi anche sotto le grondaie o sotto i cornicioni dei palazzi. Ai nostri occhi il suo nido è una piccola operetta ma lui ci si mette di impegno e la sua costruzione è una operazione complessa, Se si guarda il risultato si scopre che è più elaborato di quanto di fatto non possa apparire ad una prima occhiata, infatti i balestrucci di possono impiegare anche 15 giorni a preparare i propri nidi. Sono delle strutture costituite da delle piccole palline di fango tenute assieme con la saliva, l’interno del nido deve essere anche rivestito di fieno e di piume, come se fossero una tappezzeria che rende l’ambiente più morbido, nel vero senso della parola, e più accogliente, in senso figurato e non.

Visto dall’esterno, da un estraneo, il nido dei balestrucci appare come un globo di piccole dimensioni munito di un ingresso, di un foro, situato su un lato oppure spostato verso il “soffitto”. Altro che soffitto di cristallo!
Il nido viene utilizzato anche per ospitare le uova di questi volatili che hanno un periodo di incubazione di circa due settimane, poi quando i pulcini nascono sono dipendenti al 100% dalla madre per una ventina di giorni o poco più.

Balestruccio: nido

Un piccolo esemplare di balestruccio si nutre man mano da solo e arriva ad essere lungo una dozzina di centimetri mangiano piccoli insetti che impara a catturare in volo, in alto, molto più in alto di una rondine anche abile. I due uccellini hanno diverse aree di cielo come territorio di caccia e non si sovrappongono in aria.

Balestruccio: canto

Il canto di questo uccellino non è particolarmente noto, suona come un asciutto richiamo come “prit” ,a in caso di pericolo diventa molto più acuto. Quando invece si mette a cantare nel vero senso della parola, allora il pennuto è capace di produrre un suono più melodioso, soffuso, che può essere paragonato ad un chiacchiericcio o una nenia, Nel canto sta la differenza, una delle tante, tra il balestruccio e la rondine che ha dei gorgheggi molto più mutevoli e vari.

Balestruccio: migrazione

Amante delle aree abitate e dei territori antropizzati il balestruccio sceglie aree densamente abitate per riprodursi quindi in Italia, paese densamente abitato, si trova bene. Ecco quindi spiegato perché questo uccellino si presenta puntuale nei nostri cieli all’inizio del periodo della nidificazione e rimane circa sette mesi, da marzo a ottobre.

Quando viene l’inverno, per non soffrire il clima troppo rigido, non si fa problemi e si sposta verso l’Africa oltrepassando il deserto del Sahara e spingendosi anche più a sud, fino a Città del Capo. Oltre che in Italia, il balestruccio si comporta così anche negli altri paesi dell’Europa del Sud, ma si possono incontrare degli stormi della specie anche in Asia, in modo particolare nella Siberia nord-occidentale e in Giappone, e in inverno in tutta l’Africa nord-occidentale. Dopo che ha nidificato e si è riprodotto anche a 2000 metri di altezza, il balestruccio migra in gruppo perché è tutto fuorché un uccello dal carattere solitario, questo lo dimostra anche il fatto che lo si veda nidificare all’interno di colonie molto numerose.

Balestruccio: migrazione

Quanto vive un balestruccio

Non è facile stimare la vita media di questo uccello ma quello che possiamo dire con certezza è che si tratta di una delle tante specie a rischio di estinzione in Germania, anche in altre zone se la cava a fatica, Italia compresa. Quali sono le minacce per questo volatile? Vediamole assieme anche se come intuibile si tratta sempre delle solite che minacciano il balestruccio come molti altri volatili.

Si tratta soprattutto del degrado del loro habitat e anche dei cambiamenti edilizi se possiamo dire così. Sembra banale ma i nidi non si attaccano sulle facciate moderne e lisce e finiscono distrutti, perché cadono oppure perché ostacolano dei lavori di ristrutturazione. Sarebbe invece il caso di stare più attenti perché il rischio di estinzione c’è.

Differenza tra rondine e balestruccio

Abbiamo visto che la rondine vola e caccia più in basso del balestruccio e che canta in modo più vario ma andiamo a conoscere meglio questo uccello per non fare confusione, Si tratta di un volatile lungo massimo una ventina di centimetri con una coda lunga e profondamente biforcuta, ali lunghe, curve e aguzze e un piccolo becco diritto di color grigio scuro. E’ monogamo e anch’esso nidifica vicino ad abitazioni umane, in nidi fatti di fango ed erba, verso l’inverno migra in Africa e torna in Europa in aprile. Il balestruccio è quindi un po’ più piccolo, ha una coda meno biforcuta e anche le ali più corte.

Se vi è piaciuto questo articolo continuate a seguirmi anche su TwitterFacebookGoogle+Instagram

Pubblicato da Marta Abbà il 19 settembre 2018