Automobili russe: la generazione perduta

In un campo innevato, poco lontano da Mosca, sorge un museo dell’automobile del tutto peculiare. Quando parliamo di musei immaginiamo grosse sale, guide e reperti in mostra. Dimenticate questa immagine, quello russo è un museo a cielo aperto che rilancia una generazione di automobili dimenticate dal mondo.

Le auto russe esposte nella periferia di Tula, a sud di Mosca, sarebbero andate perdute, dimenticate, o addirittura finite allo scasso; questo però, solo  se non ci fosse stato l’intervento di Mikhail Krasinets. Un tempo pilota di rally e collaudatore della Moskovich. E’ stato lui, l’appassionato cultore di auto sovietiche, ad allestire un vero e proprio museo dell’automobile a cielo aperto.

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Il museo dell’automobile russo non è alla portata di tutti ma non per fattori economici, anzi, piuttosto perché è situato in una posizione difficile da raggiungere. Il museo dell’automobile di Mikhail Krasinest si trova alla fine di un sentiero impervio, ricco di buche e solchi. A raggiungere questo museo è stato un fuoristrada Land Rover che per raggiungerlo ha dovuto percorrere strade ricoperte da un metro di neve, durante una forte bufera.

Il museo è stato, appunto, segnalato dal Team di Land Rover ed è stato scoperto durante la speciale spedizione “Journey of Discovery“. La sfida che parte da Birmingham per raggiungere Pechino con un veicolo che si adatta a ogni tipo di suolo e che viaggia per 8.000 miglia, circa 13.000 km.  La Jurney of Discovery ha una durata di 50 giorni e sono molte le meraviglie che Land Rover incontrerà lungo il suo viaggio. Tra queste non poteva passare inosservata il museo dell’automobile russo. Qui giacino centinaia di automobili. Almeno un esemplare per ogni anno di produzione di tutti i maggiori fabbricati russi.

“Jurney of Discovery” non è una sfida lanciata da Land Rover per testare i suoi veicoli, bensì per raccogliere un milione di sterline, fondi destinati alla Federazione internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa.

Pubblicato da Anna De Simone il 6 aprile 2012