Agricoltura sostenibile nella UE

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Agricoltura sostenibile significa completare la revisione del regolamento CE 834/2007 sulla produzione biologica.

Come? Con sistemi di controllo più razionali, con un numero maggiore di reti territoriali vocate e di strumenti per crearle; con la costituzione di mercati di prossimità e più comunicazione rivolta ai consumatori.

Questa però è solo una delle proposte di agricoltura sostenibile contenute tra quelle che il Consiglio Nazionale della Green Economy ha inviato al Governo all’inizio del semestre italiano di presidenza UE (1 luglio – 31 dicembre).

Infatti nel documento si parla anche di etichettatura europea trasparente, come di informazione corretta e assieme rispondente alle esigenze delle imprese. Si dice inoltre che le etichette devono riportare tutto, dall’origine delle materie prime alle indicazioni nutrizionali.

Denominazione di origine, ‘prodotti di montagna’ e ‘prodotti di fattoria’. Relativamente alle doc, dop, docg e alle menzioni di origine, il Consiglio della Green Economy chiede al presidente italiano pro tempore della UE di accelerare l’applicazione del Reg. UE 1151/2012 che semplifica le procedure favorendo la tutela a livello internazionale dei prodotti di qualità certificata.

Agricoltura sostenibile sono anche le metodologie di calcolo degli impatti ambientali, che vanno resi più semplici, flessibili e rispondenti alle esigenze di economia circolare. Oltre che applicabili da imprese agricole di medie e piccole dimensioni.

C’è poi il capitolo della ‘sovranità alimentare’. Le 66 associazioni green del Consiglio pensano che ognuno dei singoli stati membri debba essere libero di scegliere la propria strategia agro-alimentare. Questa significa che ogni Paese può riservarsi la facoltà di escludere gli organismi geneticamente modificati OGM.

In tutto, il  documento contiene proposte pragmatiche e realizzabili su sei argomenti che sono: fiscalità ecologica, clima e energia, agricoltura sostenibile, risorse idriche, rifiuti, crescita e occupazione verde.

Il convincimento è che il semestre di presidenza europeo sia l’occasione per l’Italia di incidere sulle politiche UE e di dare un indirizzo ‘italiano’ alla green economy nel vecchio continente.

Pubblicato da Michele Ciceri il 30 giugno 2014