Zone umide in Italia, scomparse tre su quattro: l’allarme WWF

Le zone umide sono tra gli ecosistemi più preziosi e fragili del Pianeta. Lagune, stagni, paludi, torbiere e risorgive custodiscono una straordinaria ricchezza di vita, ma in Italia il loro declino ha raggiunto livelli allarmanti: tre su quattro sono già scomparse.

Per richiamare l’attenzione sul loro ruolo nella tutela della biodiversità e nella lotta alla crisi climatica, il WWF rilancia la Primavera delle Oasi, l’iniziativa nazionale che apre al pubblico oltre 100 aree protette in tutta Italia.

Zone umide, un patrimonio naturale sotto pressione

gruppo di fenicotteri

Le zone umide occupano una parte limitata del territorio nazionale, ma svolgono funzioni essenziali per l’ambiente e per la sicurezza delle comunità.

Secondo i dati richiamati dal WWF, quasi il 40% delle zone umide rimaste in Italia si trova in uno stato di conservazione inadeguato. La loro perdita contribuisce ad aggravare fenomeni come siccità, alluvioni, eventi climatici estremi e perdita di biodiversità.

Questi ecosistemi, infatti, assorbono l’acqua in eccesso durante le piogge intense, riducono il rischio di esondazioni, migliorano la qualità delle acque e contribuiscono a mitigare il cambiamento climatico grazie alla capacità di stoccare carbonio.

Biodiversità e crisi climatica: perché le zone umide sono decisive

La scomparsa delle zone umide è strettamente legata al declino della biodiversità. A pagare il prezzo più alto sono soprattutto anfibi, pesci d’acqua dolce e uccelli acquatici, gruppi particolarmente sensibili alla trasformazione degli habitat.

Nonostante la loro vulnerabilità, questi ambienti restano veri e propri hotspot di biodiversità, paragonabili per ricchezza di specie alle foreste tropicali.

Sono inoltre aree fondamentali per milioni di uccelli migratori che attraversano le rotte euro-africane e che trovano nelle paludi, nelle lagune e negli stagni luoghi indispensabili per sostare, nutrirsi e riprodursi.

Le Oasi WWF come presidi di conservazione

La storia delle Oasi WWF in Italia nasce 60 anni fa con il Lago di Burano, in Toscana. All’epoca si trattava di una zona umida minacciata dalla caccia e dal degrado ambientale. Grazie alla visione di Fulco Pratesi e dei pionieri dell’Associazione, quell’area divenne la prima Oasi WWF italiana.

Oggi il Lago di Burano è una Riserva Naturale Statale di oltre 400 ettari, sito Ramsar e punto di riferimento per la protezione degli uccelli acquatici, con oltre 300 specie censite.

Da quella prima esperienza è nato un modello di conservazione basato su interventi concreti: protezione degli habitat, gestione sostenibile delle acque, ripristino ecologico e recupero degli ambienti degradati.

Oltre 100 aree protette in tutta Italia

Il WWF gestisce oggi un sistema di oltre 100 Oasi distribuite lungo la Penisola. Di queste, 78 comprendono zone umide e custodiscono 11 dei 66 siti Ramsar italiani, riconosciuti a livello internazionale per il loro valore ecologico.

Le Oasi non sono soltanto luoghi da proteggere, ma veri laboratori di rigenerazione ambientale. Qui si lavora per ricostruire ecosistemi compromessi e creare le condizioni necessarie al ritorno di specie rare o minacciate.

Questo approccio è in linea con la Nature Restoration Law dell’Unione Europea, che introduce obiettivi vincolanti per il ripristino degli ecosistemi entro il 2030, con ulteriori tappe al 2040 e al 2050.

Specie simbolo e risultati concreti

Tra le specie al centro degli interventi del WWF c’è la testuggine palustre europea, oggi tutelata anche attraverso il progetto LIFE URCA PROEMYS, che prevede il ripristino degli habitat, il controllo delle specie aliene e reintroduzioni controllate.

Grande attenzione è dedicata anche al pelobate fosco, anfibio endemico e in pericolo secondo la IUCN, e alla rana di Lataste, specie esclusiva della Pianura Padana.

Oasi come Baraggia di Bellinzago, Bosco di Vanzago e Le Bine ospitano programmi di riproduzione, rinaturalizzazione e monitoraggio, dimostrando che la conservazione può produrre risultati concreti quando interviene sulle cause profonde del declino.

In alcune aree, specie un tempo prossime alla scomparsa sono tornate a riprodursi in natura.

Il ruolo dei ricercatori e delle donne nella tutela ambientale

La protezione delle zone umide passa anche dal lavoro quotidiano di ricercatori, naturalisti e operatori impegnati sul territorio.

Tra le figure simbolo di questo impegno c’è Stefania D’Angelo, direttrice dell’Oasi WWF Lago Preola e Gorghi Tondi, in Sicilia. La Convenzione di Ramsar l’ha selezionata tra le 12 donne che, a livello globale, stanno guidando la tutela delle zone umide.

L’area, prima dell’arrivo del WWF nel 1999, era segnata dal degrado. Grazie al lavoro svolto sul campo, i ricercatori hanno inoltre stabilito che la testuggine palustre presente negli specchi d’acqua locali appartiene a una specie, o sottospecie, endemica: Emys trinacris, presente solo in Sicilia.

Primavera delle Oasi: gli appuntamenti per il pubblico

Con la Primavera delle Oasi WWF, oltre 100 aree protette tornano ad aprirsi al pubblico con visite guidate, workshop, attività di birdwatching e iniziative dedicate alla scoperta degli habitat acquatici.

In occasione della Giornata Mondiale degli Uccelli Migratori, celebrata il 9 maggio, sono previsti numerosi appuntamenti nelle principali oasi palustri e lagunari italiane.

Tra le iniziative figurano il “laboratorio stagni” all’Oasi WWF Ca’ Brigida in Emilia-Romagna, l’apertura dell’Oasi Levandina in Lombardia, l’incontro dedicato alla lontra nell’Oasi WWF Lago di Campolattaro, le visite alla laguna costiera delle Cesine in Puglia e le escursioni nella Laguna di Orbetello in Toscana.

Gli eventi proseguiranno fino al 2 giugno, con passeggiate naturalistiche e momenti di approfondimento dedicati alla tutela delle specie e degli ecosistemi acquatici.

Un investimento per il futuro

La crisi delle zone umide italiane non riguarda soltanto la natura. È una questione che tocca la sicurezza idrica, la protezione dal rischio climatico, la qualità della vita e il futuro della biodiversità.

Le Oasi WWF rappresentano oggi presidi fondamentali di conservazione, capaci di proteggere ambienti fragili e allo stesso tempo avvicinare cittadini, famiglie e comunità al valore concreto della natura.

Salvare le zone umide significa difendere uno degli alleati più efficaci contro la crisi climatica e garantire un futuro più sicuro agli ecosistemi e alle persone.