Le strade di Fukushima arrivano su Street View

Le persone sono incuriosite dal macabro. Quando si transita in strada e si incrocia un incidente, sono numerose le persone che rallentano o che addirittura si fermano per “osservare” l’accaduto. Così la scena del delitto di cogne e il derelitto dell’ammiraglia Concordia, sono divenuti siti di uno strambo interesse turistico.

Quanti di voi vorrebbero far visita alla città fantasma di Fukushima? E’ dispendioso acquistare un biglietto per il Giappone, trovare alloggio e soprattutto è pericoloso dover affrontare il rischio radiazioni. Titti i “curiosi” che vogliono visitare la città fantasma di Fukushima potranno farlo con un tour virtuale grazie a Google, le strade di Fukushima sono arrivate su Google Street view.

La prefettura di Fukushima arriva su Google Street view, esattamente nella città fantasma di Namie. Namie è una piccola lingua di terra tra mare e montagna, si trova nella prefettura di Fukushima, sulla costa orientale del Giappone.

Tutti noi ricordiamo il “disastro di Fukushima“, quando nel 2011 un terremoto innescò uno tsunami che causò un incidente enorme alla centrale nucleare della prefettura. Incidente che fece evacuare 21.000 persone lasciando dietro di sé una città fantasma.

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Il disastro di Fukushima ha costretto alla fuga tutti i residenti della cosiddetta “zona a rischio”, area compresa in un raggio di 20 chilometri dall’impianto nucleare. Le persone che hanno perso la loro dimora, comprese le 21mila di Namie, ammontano a circa 160.000 e molte di queste, a distanza di due anni dal disastro nucleare, vivono ancora in alloggi temporanei. Ci vorranno anni prima che le zone coinvolte possano ritornare abitabili.

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“Da quando è successo il disastro, il resto del mondo ha continuato ad andare avanti e molti luoghi in Giappone stanno tornando alla normalità. Ma a Namie, il tempo si è fermato.” Ha dichiarato il sindaco della città di Namie. “Vogliamo che queste immagini di Google Street View diventino un documento permanente di ciò che è successo a Namie dopo il terremoto, lo tsunami e il disastro nucleare.”

Pubblicato da Anna De Simone il 29 marzo 2013