Agropirateria, il caso del Vino in Polvere

Online si può acquistare un kit per la produzione di vino italiano. Il kit consiste in diverse polverine, agenti chimici, mosto e trucioli di quercia. Tra i risultati dell’intruglio, c’è, tra l’altro, “un falso vino italiano” che solo ora è stato ritirato dal mercato. Troppo tardi dato che le stime vedono una produzione di oltre 20 milioni di bottiglie tra falso Chianti, Barolo e Valpolicella!



In Europa si stavano diffondendo i cosiddetti “vini in polvere”; in particolare, in Gran Bretagna si commercializzavano vini in polvere spacciati per Valpolicella, Chianti o Barolo, vini coperti da marchi Dop e Igp. I “falsi vini in polvere” sono stati prodotti in Svezia e in Canada e commercializzati online proposti ai consumatori come una bevanda definita “vino italiano.

Secondo le stime di Coldiretti, nella sola Unione europea sarebbero oltre 20 milioni le bottiglie di vino ottenute dalle misture commercializzate online. A ritirare il vino in polvere dal commercio è stata l’Ue che, dopo aver contattato le autorità italiane e britanniche, ha disposto la messa in pratica dei provvedimenti necessari a prevenire qualunque uso illecito dei marchi Dop e Igp.

Il caso è stato sollevato dalla trasmissione televisiva “Striscia la Notizia”, a rispondere è stato il Commissario europeo all’Agricoltura, Dacian Ciolos, che ha ricordato come «i prodotti in questione non possano essere commercializzati utilizzando una denominazione di origine protetta o un’indicazione geografica protetta, nemmeno attraverso una semplice evocazione del nome». Pare che i vini in polvere possano essere commercializzati liberamente ma certamente con specifiche differenti in etichetta. Si inizia a parlare di agropirateria e business illecito che sfrutta falsi marchi per catturare l’attenzione di consumatori più ingenui e danneggiare i veri produttori di categoria e i consorzi italiani.

Pubblicato da Anna De Simone il 10 novembre 2012