Il lago Trasimeno è sceso a 191 centimetri sotto lo zero idrometrico e rischia di toccare quota -200 centimetri entro la fine di agosto. Di fronte a questo scenario, Legambiente Umbria propone di valutare seriamente l’ipotesi di installare impianti fotovoltaici galleggianti sul lago umbro, per contribuire a ridurre l’evaporazione senza danneggiare un ecosistema fragile e protetto.
Il lago in crisi: livelli record e allarme evaporazione
La crisi del Trasimeno non è un episodio isolato, ma l’ultimo capitolo di un declino che gli studi ambientali documentano da anni. Il primo Bilancio idrico regionale, realizzato dall’Università degli Studi di Perugia nell’ambito del progetto Gov4Water, registra in Umbria una diminuzione delle precipitazioni pari a circa 2 millimetri ogni anno, e colloca il Trasimeno tra le aree dove la disponibilità d’acqua si sta riducendo maggiormente.
Già nel 2025 il rapporto “Laghi sotto pressione” aveva rilevato un abbassamento del livello di circa 160 centimetri e una temperatura superficiale superiore di 0,79°C rispetto alla media del periodo 1995-2020. Il nuovo dato di agosto 2026, con il lago a -191 cm e la previsione di raggiungere -200 cm, conferma che il fenomeno si sta aggravando anno dopo anno, spingendo associazioni ambientaliste e ricercatori a chiedere risposte concrete prima che la situazione diventi irreversibile per l’intero bacino.
La proposta di Ecofuturo e lo scontro politico
A lanciare la proposta di valutare il fotovoltaico galleggiante è stato Fabio Roggiolani, di Ecofuturo, un’idea che ha subito attirato le critiche del consigliere regionale Nilo Arcudi (Tp-Uc), che nei giorni scorsi ha parlato apertamente di “follia”.
Una definizione che Legambiente Umbria respinge con decisione, invitando a sottrarre il confronto alla contrapposizione ideologica. Il presidente regionale dell’associazione, Maurizio Zara, chiarisce che la proposta «non nasce come soluzione definitiva della crisi del Trasimeno, e sarebbe scorretto raccontarla così», ma ha comunque «il merito di aver scosso il torpore di una politica regionale e nazionale troppo spesso distratta dalla realtà incombente del cambiamento climatico». Secondo Zara, bollare l’idea come “follia” significa chiudere per pregiudizio una riflessione che meriterebbe invece di essere approfondita con serietà scientifica, prima ancora che politica.
I numeri del fotovoltaico galleggiante: acqua risparmiata e CO2 evitata
Gli studi richiamati da Legambiente indicano che una copertura con pannelli galleggianti, anche limitata a pochi punti percentuali della superficie di uno specchio d’acqua, può ridurre fino al 30% l’evaporazione nella sola porzione direttamente coperta dall’impianto, non sull’intero lago.
Le stime illustrate da Roggiolani parlano di numeri precisi: ogni metro quadrato di fotovoltaico installato corrisponderebbe a circa 2,6 metri cubi d’acqua non evaporata e a 50 chilogrammi di anidride carbonica evitati. A questi benefici si aggiungerebbe la produzione di energia rinnovabile senza consumo di suolo, un vantaggio non secondario in un territorio già sotto pressione ambientale. Si tratta comunque di stime che, sottolinea la stessa Legambiente, vanno confrontate con attenzione con gli impatti reali dell’opera e con le caratteristiche specifiche del territorio, prima di qualunque decisione operativa.
Area protetta e necessità di valutazioni ambientali
Il Trasimeno non è un bacino qualunque: è un’area naturale protetta, un sito Ramsar e una zona della rete Natura 2000, classificata come Sic e Zps. Qualunque progetto di fotovoltaico galleggiante dovrebbe quindi essere sottoposto a rigorose analisi e valutazioni ambientali sugli effetti per l’acqua, la fauna e l’avifauna, accompagnate da un confronto pubblico reale con le comunità locali, i pescatori, gli operatori turistici e gli enti del Parco.
Nel frattempo, la crisi idrica sta già producendo conseguenze economiche misurabili: si segnalano flessioni delle presenze nelle strutture museali fino al 34%, insieme a difficoltà crescenti per la navigazione e l’accesso alle darsene. Numeri che raccontano un territorio in sofferenza, dove il tempo per agire si sta esaurendo e dove ogni intervento, fotovoltaico compreso, dovrà fare i conti con vincoli ambientali stringenti.
Serve una strategia complessiva, non un progetto isolato
Il messaggio che arriva da Legambiente è chiaro: il fotovoltaico galleggiante andrebbe inserito in una strategia complessiva, non proposto come alternativa agli altri interventi necessari per il bacino. Un singolo impianto, privo di una cornice di piano più ampia, non potrebbe da solo risolvere le difficoltà economiche e ambientali che il Trasimeno sta già affrontando.
«Al Trasimeno serve meno propaganda e più scienza», conclude Maurizio Zara, «sia quando si evoca la “follia” di una tecnologia ancora da valutare, senza prima aver fatto i conti con l’acqua che manca, sia quando si ipotizzano interventi che non tengono conto del contesto ambientale e climatico nel quale ormai ci troviamo». Un appello a superare la contrapposizione ideologica e affrontare la crisi del lago con dati alla mano, piuttosto che con slogan.

