Sensibilità al glutine: sintomi e trattamento

Sensibilità al glutine: di cosa si tratta? È uguale alla celiachia? Quali sintomi presenta? Come si diagnostica? Qual è il trattamento più adeguato? È pericolosa? Ecco tutto ciò che c’è da sapere su questa nuova entità clinica!

Già da qualche anno  si parla di una nuova entità clinica legata al glutine, “la sensibilità al glutine non celiaca”.  Non sembra coinvolgere direttamente il sistema immunitario e si caratterizza per una serie di sintomi, intestinali ed extra-intestinali, che si presentano velocemente dopo l’assunzione di glutine e altrettanto spariscono velocemente quando questo viene eliminato dalla dieta.

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Sensibilità al glutine, diagnosi

Al momento non ci sono dei criteri ben definiti per diagnosticare questa patologia; in genere, sono i pazienti stessi a suggerirne la presenza basandosi sulle loro esperienze associate all’assunzione di cibi contenenti glutine.

Fin ora non vi sono test validati; la diagnosi è solo ipotetica, posta in base a criteri di esclusione! La diagnosi  di sensibilità al glutine, infatti, si basa sul fatto che i vari sintomi, presumibilmente associati alla sensibilità al glutine, vengono completamente risolti attraverso l’esclusione del glutine dalla dieta. Ovviamente, prima di poter formulare questa ipotesi, il medico dovrà escludere sia la malattia celiaca che l’allergia al frumento attraverso esami specifici.

Qualora dovessero pervenire incertezze diagnostiche, è preferibile effettuare un test chiamato DBPCT; permette di stabilire quale dose minima di glutine può essere tollerata dall’individuo che ne è sensibile. In questo caso non sarà necessario eliminare, ma solo moderare gli alimenti contenente glutine.

Sensibilità al glutine, sintomi

I sintomi della sensibilità al glutine non celiaca sono diversi e possono presentarsi in modalità differenti. A livello intestinale si hanno manifestazioni sovrapponibili a quelle tipiche della sindrome dell’intestino irritabile:

  • gonfiore
  • nausea e vomito
  • diarrea o costipazione
  • dischezia
  • flatulenza
  • dolori addominali
  • bruciore alla bocca dello stomaco
  • stomatite aftosa
  • mal di stomaco
  • senso di pesantezza

I sintomi extra-intestinali possono manifestarsi con:

  • affaticamento
  • spossatezza
  • astenia
  • crampi muscolari
  • dolori articolari: il glutine può aumentare lo stato infiammatorio del nostro organismo, innescando reazioni negative per la salute. Uno degli effetti più preoccupanti riguarda le articolazioni. Spesso, infatti, il glutine provoca gonfiore e dolore; le zone più colpite sono, in genere, le mani e le ginocchia.
  • mal di testa: il glutine scatena, in alcuni individui, processi infiammatori che agiscono sul sistema nervoso
  • emicrania
  • stato di confusione mentale
  • eczemi
  • squilibri ormonali: la sindrome premestruale, la sindrome dell’ovaio policistico e l’infertilità sono spesso messe in rapporto con la sensibilità al glutine.
  • Fibromialgia
  • Disturbi neurologici: tra sintomi neurologici si riscontrano vertigini e sensazione di formicolio.

Nota bene: poiché tali sintomi sono riscontrabili in tante altre malattie, non possono ritenersi sintomi propri e specifici della sensibilità al glutine. Inoltre, le cause  di questa patologia sono ignote, sembra che possa manifestarsi all’improvviso ad ogni età e magari essere una condizione transitoria.

Sensibilità al glutine e disturbi comportamentali

La sensibilità al glutine può avere ripercussioni anche a livello emotivo. Ecco alcuni sintomi legati alla sfera umorale:

  • Ansia
  • Depressione
  • ADHD o disturbo da deficit di attenzione
  • Stress
  • Irritabilità
  • Sonnolenza

Sensibilità al glutine, trattamento

Come già accennato,  è difficile diagnosticare un’eventuale sensibilità al glutine; concorrono troppi interrogativi! Parliamo di una condizione permanente o transitoria? La soglia di sensibilità è la stessa per tutti o cambia da paziente a paziente?

Aldilà dei dubbi, l’approccio più indicato consiste nel proporre una dieta senza glutine per un periodo di tempo limitato; intorno ai sei mesi. Seguirà poi una graduale reintroduzione di alimenti che contengono glutine. Durante la fase di esclusione vanno evitati tutti i prodotti contenenti frumento, farro, orzo, segale, triticale e tutti i loro derivati.

Possono essere ingeriti, invece, i cereali senza glutine come riso, mais, teff, fonio, miglio e sorgo, o pseudocereali come grano saraceno, quinoa e amaranto. La reintroduzione dovrebbe iniziare con cereali a basso contenuto di glutine come l’avena e il farro, per passare, in assenza di sintomi, a testare successivamente  i cereali con contenuto maggiore. Una dieta simile può essere riproposta periodicamente nel caso si riscontrino delle ricadute.

In presenza di questa patologia, molti individui tendono a  escludere dalla propria dieta alimentare quotidiana anche latte e latticini come yogurt, formaggi, sia freschi che stagionati. Grosso errore, dato che si tratta di alimenti innocui per chi soffre di celiachia e soprattutto grandi alleati della nostra salute.

 

Pubblicato da Anna De Simone il 18 Giugno 2019