Scomparsi i dati sul mare italiano: che fine ha fatto Si.Di.Mar.?

Per oltre vent’anni, tra il 1989 e il 2009, il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica ha coordinato un ampio programma di monitoraggio degli ecosistemi marini costieri italiani, in attuazione della legge 979/82 sulla difesa del mare. Le attività, inizialmente limitate ad alcune regioni, sono state progressivamente estese fino a coinvolgere tutte le quindici regioni costiere del Paese, grazie al lavoro di laboratori pubblici operanti secondo protocolli condivisi a livello nazionale.

Un patrimonio di dati costruito in decenni di ricerca

fondale marino

I risultati di queste indagini sono confluiti nella banca dati Si.Di.Mar. (Sistema Difesa Mare), che per anni ha rappresentato uno strumento di riferimento per lo studio dello stato di salute dei mari italiani. A partire dal 2001, questo enorme patrimonio informativo è stato reso disponibile online, consentendo a ricercatori e istituzioni di accedere a dati fisici, chimici e biologici raccolti con metodologie uniformi e validate anche attraverso collaborazioni con ISPRA e programmi europei di intercalibrazione.

La quantità di informazioni accumulate è considerata di valore inestimabile, frutto di migliaia di campionamenti e centinaia di migliaia di analisi su acqua, sedimenti e organismi marini. Un archivio unico, capace di documentare in modo preciso l’evoluzione degli ecosistemi costieri italiani e gli effetti delle pressioni antropiche nel corso del tempo.

Uno strumento chiave per comprendere i cambiamenti del mare

Il database Si.Di.Mar. ha permesso di confrontare aree fortemente impattate con zone a elevata naturalità, offrendo una base scientifica solida per la valutazione della qualità ambientale marina. In un contesto segnato da infrastrutture, attività industriali e cambiamenti climatici, la disponibilità di questi dati rappresenta un elemento cruciale per la pianificazione e la tutela degli ecosistemi.

Il mistero della scomparsa dei dati

Nonostante la sua importanza, da circa due anni la banca dati Si.Di.Mar. non risulta più accessibile. I dati non sono più consultabili né sul sito del Ministero né su altri portali pubblici, lasciando un vuoto informativo che solleva interrogativi significativi.

La situazione appare ancora più critica se si considera la direttiva europea INSPIRE, che impone la diffusione e la trasparenza dei dati ambientali. La mancata disponibilità di informazioni raccolte con fondi pubblici e validate scientificamente sembra dunque in contrasto con i principi di accesso e condivisione previsti a livello europeo.

Trasparenza e accesso: una questione aperta

Il caso Si.Di.Mar. pone una questione centrale: come è possibile che un patrimonio scientifico così rilevante non sia più accessibile? La scomparsa di questi dati rischia di compromettere non solo la ricerca, ma anche la capacità di monitorare e proteggere efficacemente il mare italiano.

In gioco non c’è soltanto la disponibilità di informazioni, ma anche la credibilità delle politiche ambientali e il diritto dei cittadini ad accedere a dati pubblici fondamentali per comprendere lo stato dell’ambiente.