Rifiuti sepolti sotto la spiaggia: lo scandalo che dura da 5 anni

rifiuti su spiaggia

Quattro anni di attesa, un sequestro giudiziario da 62.000 metri quadri e un’indagine per disastro ambientale: la spiaggia dei Macconi, nel ragusano, è ancora lontana da una bonifica completa. A fine agosto 2026 è partita la rimozione manuale dei rifiuti in superficie su un tratto di appena un chilometro, ma i materiali plastici e non biodegradabili interrati sotto le dune restano al loro posto.

Ripercorrere questa vicenda significa fare i conti con anni di annunci, interrogazioni parlamentari rimaste senza risposta e progetti mai finanziati. Una storia che rischia di essere dimenticata, nonostante riguardi chilometri di costa pubblica nel cuore del Mediterraneo.

La scoperta del 2020: rifiuti sepolti fino a cinque metri di profondità

Il primo sopralluogo risale all’agosto 2020, quando l’Ammiraglio Aurelio Caligiore, allora a capo del Reparto Ambientale Marino della Guardia Costiera, fu incaricato dal ministro dell’Ambiente Sergio Costa di verificare lo stato del litorale tra Marina di Acate e Scoglitti. Quello che emerse fu ben peggio di quanto segnalato dalle associazioni ambientaliste siciliane.

I rifiuti non giacevano semplicemente in superficie: erano stati interrati e ricoperti di sabbia, con strati di copertura che in alcuni punti raggiungevano i cinque metri di profondità. Il materiale rinvenuto era composto principalmente da plastica e scarti delle attività serricole della zona, ma anche da elettrodomestici, paletti di cemento e parti di imbarcazioni in vetroresina.

Il sequestro del 2022 e le indagini per disastro ambientale

Nel gennaio 2022 la Capitaneria di Porto di Pozzallo dispose il sequestro di circa 62.000 metri quadri di arenile, distribuiti lungo sette chilometri nella zona di Macconi. La Procura della Repubblica di Ragusa aprì un’indagine per disastro ambientale, discarica abusiva e occupazione abusiva di suolo demaniale marittimo, inizialmente contro ignoti.

La Capitaneria precisò subito che il sequestro era solo il punto di partenza: sarebbero dovute seguire la quantificazione dei rifiuti, la loro classificazione e, infine, la predisposizione di un piano di bonifica con il coinvolgimento delle amministrazioni regionale e comunali. Un percorso annunciato, ma mai davvero avviato.

Anni di interrogazioni e progetti rimasti sulla carta

Tra il 2022 e il 2024 la vicenda ha attraversato aule parlamentari e regionali senza produrre risultati concreti. Un’interrogazione all’Assemblea Regionale Siciliana nel 2024 denunciava che il litorale di Marina di Acate era ancora invaso da plastica, contenitori di pesticidi, polistirolo e persino lastre di amianto.

Alla Camera dei Deputati venne ribadito che il sequestro del 2022 non aveva prodotto risultati tangibili. Il sindaco di Acate scrisse nuovamente al ministro dell’Ambiente e alla Direzione patrimonio naturalistico e mare, chiedendo un intervento urgente: gli esiti di quella richiesta non sono stati mai resi noti.

L’intervento del 2026: un chilometro di pulizia, 25.000 euro, 38 giorni

Il 24 agosto 2026 il quotidiano La Sicilia ha riferito della consegna di un servizio di bonifica e rimozione manuale dei rifiuti superficiali su circa un chilometro di spiaggia demaniale dei Macconi, nel territorio di Vittoria. L’intervento prevede 38 giorni lavorativi e un importo contrattuale di 25.000 euro.

Le operazioni devono essere condotte manualmente, secondo le prescrizioni imposte dalle condizioni del sito. Un avanzamento concreto, ma che lascia intatta la questione principale: i rifiuti sepolti in profondità, lungo l’intero tratto sotto sequestro, non sono ancora stati toccati.

Perché questa non è ancora una bonifica

Rimuovere i rifiuti visibili su un chilometro di spiaggia non equivale in alcun modo a risanare i sette chilometri di costa in cui materiali non biodegradabili giacciono sepolti sotto le dune da anni, probabilmente decenni. L’intervento attuale non prevede scavi, non quantifica i materiali interrati e non affronta il rischio di contaminazione della falda e del mare.

Come è stato osservato da chi segue la vicenda da anni, l’operazione assomiglia più a una correzione cosmetica che a una vera bonifica ambientale. Fino a quando non sarà approvato e finanziato un piano di scavo sistematico, il problema resterà nascosto esattamente dove è sempre stato: sotto la sabbia.