Reattanza capacitiva e reattanza induttiva

Reattanza capacitiva

Reattanza capacitiva o induttiva, se ne sente parlare quando si entra in argomento “circuiti elettrici”, cosa che può sembrare rara ma non lo è. Ed è sempre utile saperne qualcosa, perché è uno di quei termini che si possono sentire citati di sfuggita e che possono riferirsi ad informazioni importanti da sapere. Senza prendere alcuna laurea in fisica o in ingegneria, è possibile comprendere a cosa ci si riferisce quando si parla di reattanza capacitiva.



Reattanza capacitiva

Siamo in presenza di corrente elettrica, in un circuito in cui è presente un condensatore, per valutare come questa corrente scorre la reattanza capacitiva è una grandezza di cui tenere conto. Si tratta di una sorta di “resistenza” ma che non dobbiamo confondere con la resistenza elettrica relativa ai conduttori che favorisce, oppure ostacola, il flusso delle correnti alternate.

Questa “resistenza” legata alla presenza del condensatore è detta reattanza capacitiva, in sigla “Xc” e misura l’impedimento che proprio il condensatore oppone al passaggio della corrente quando applichiamo ai suoi terminali una tensione alternata. Misuriamo questa grandezza in ohm, possiamo considerare il fatto che è sempre inversamente proporzionale alla frequenza.

Reattanza induttiva

Quando parliamo di reattanza induttiva stiamo osservando gli effetti che le correnti variabili producono sui conduttori elettrici e non siamo più in presenza di un condensatore ma di una bobina. Forse dire bobina è troppo specifico, perché questa reattanza induttiva riguarda in verità tutti gli avvolgimenti elettrici.

Ciascuno di essi è caratterizzato da un valore di induttanza, una grandezza legata alla reattanza induttiva e che dipende da una serie di caratteristiche, ad esempio dal numero di spire che compongono la bobina, dal diametro della sezione del filo, dal rapporto tra diametro e lunghezza dell’avvolgimento e anche dal tipo di avvolgimento e di conduttore. Troviamo l’induttanza indicata con la lettera L e misurata in Henry.

Ora immaginiamo una corrente alternata, o comunque variabile, che attraversa il filo che compone una qualsiasi bobina, si creeranno una serie di linee di forza magnetiche, concatenate con la bobina stessa, che autoindurranno una forza elettromotrice. Si tratta della “tensione autoindotta” e si oppone alla tensione che l’ha generata quindi oppone resistenza al passaggio della corrente elettrica variabile.

Il termine “resistenza”, come nel caso del condensatore, non è quella che si riferisce ai conduttori elettrici, per non confonderla, stavolta la si chiama reattanza induttiva. La si misura sempre in ohm e la si indica con la sigla XL, aumenta con l’aumentare della frequenza della corrente che percorre I’avvolgimento e l’induttanza di esso.

Reattanza capacitiva

Reattanza: significato

Vista la reattanza in presenza di una bobina o di un condensatore, ampliamo gli orizzonti e facciamo un passo indietro, vedendo come viene definita. É la parte immaginaria dell’impedenza, nell’analisi di un circuito elettrico a corrente alternata come per esempio un circuito RLC in serie. ), produce una differenza di fase tra la corrente e la tensione del circuito ed è causata dalla presenza di induttori e/o condensatori nel circuito.

Prendendo spunto da quanto spiegato finora e dalla stessa definizione appena fornita, si può intuire che quando un circuito è puramente induttivo, l’impedenza coincide con la reattanza induttiva, quando è puramente capacitivo, l’impedenza si riduce alla pura reattanza capacitiva. Se nell’analisi di un circuito ci troviamo di fronte a un condensatore e un induttore in serie, la reattanza totale è la somma algebrica delle loro reattanze.

Reattanza: unità di misura

La reattanza è misurata in ohm, stessa unità di misura che viene usata per la Resistenza ma attenzione a non confondere i loro meccanismi di funzionamento e i ruoli che giocano nei circuiti in diverse circostanze.

Reattanza capacitiva

Reattanza e resistenza

Nel descrivere la reattanza ci si scontra spesso con la parola resistenza ed è facile cadere in inganno, confondendo i due concetti, anche perché si misurano anche con la stessa unità di misura, in ohm. Questo significa, così si dice in gergo, che sono due grandezze omogenee ma non che sono la stessa cosa.

La reattanza entra in gioco quando stiamo trattando di circuiti non puramente resistivi in regime di corrente alternata sinusoidale, che siano induttivi e capacitivi.

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Pubblicato da Marta Abbà il 28 Novembre 2017