Pressione idrostatica capillare

Pressione idrostatica

La pressione idrostatica è legata a quella che conosciamo come spinta di Archimede, vedremo come e perché. Per capire di cosa si tratta basta pensare ad un fluido in quiete e alla forza che esso esercita sull’unità di superficie con cui è a contatto normalmente. Su un vetro, sul nostro corpo, su una diga, su un bicchiere… quanti esempi di pressione idrostatica!



 

 

 

Questa grandezza dipende solo dalla densità del fluido e dall’affondamento del punto considerato dal pelo libero, non varia con la massa sottostante il punto considerato. Ce lo ha mostrato Pascal quando ha messo dell’acqua in un recipiente forato e l’ha spinta verso il basso: essa esce con stessa intensità e velocità.

Pressione idrostatica: formula

La sua formula è :

p = ρgh

dove p è la pressione statica (Pa), ρ (rho) è la densità del fluido (Kg/m3), g è l’accelerazione di gravità e h è l’altezza del punto considerato (m).

Pressione idrostatica: formula

Pressione idrostatica capillare

Ci sono degli scienziati come Starling che hanno cercato di descrivere il ruolo della forza idrostatica e oncotica nel movimento dei fluidi attraverso membrane capillari. Sembra una cosa molto tecnica, ma in verità può impattare anche sulla vita quotidiana.

In particolare Starling si è concentrato su una equazione che descrivesse il movimento di fluido per filtrazione attraverso la membrana dei capillari e che è determinato dalla pressione idrostatica a cui si oppone la pressione osmotica. Quando la pressione idrostatica supera la pressione oncotica, il liquido passa dai capillari negli spazi interstiziali.

Pressione idrostatica capillare

Pressione idrostatica: sangue

Nel sangue si ha la pressione oncotica, ovvero alla pressione prodotta in una soluzione da molecole di grandi dimensioni, proteine, che rimangono tutte nei vasi e hanno la capacità di tenere acqua dentro ai vasi. Il sangue esercita in verso contrario una pressione sulla superficie dei capillari detta pressione idrostatica.

Pressione idrostatica e spinta idrostatica

Compreso di cosa si tratta la pressione idrostatica, passiamo alla spinta idrostatica che forse molti di noi chiamano spinta di Archimede, derivando dal principio di Archimede. Esso afferma che “ Un corpo immerso in un fluido riceve una spinta dal basso verso l’alto pari al peso del volume di fluido spostato”

Pressione idrostatica e spinta idrostatica

Pressione idrostatica: esercizi

Ci sono molti esempi pratici e diversi esercizi che ci aiutano a prendere familiarità con la pressione idrostatica e con le sue conseguenze, teoriche e pratiche, spesso da considerare con la pressione atmosferica. Una delle situazioni spesso proposte negli esercizi è quella dei vasi comunicanti, recipienti collegati tra loro contenenti lo stesso liquido in quiete, con livello della superficie libera uguale, indipendentemente dalla forma dei contenitori.

In altri esercizi si affronta il problema del calcolo della pressione idrostatica nel caso in cui ci siano due o più fluidi non miscibili e con densità differenti: essa è la somma delle pressioni provocate dai diversi fluidi.

Pressione idrostatica e stampa 3D

Sulla pressione idrostatica si basa una innovativa tecnica di stampa che rivoluziona il settore dell’artigianato e non solo. Si chiama cubicatura, o anche Water Transfert Printing, è una tecnica di rivestimento con effetto 3D che riesce a trasferire una qualsiasi immagine da un film su un oggetto sfruttando la pressione idrostatica per aderire alla superficie senza imperfezioni.

Si tratta di una verniciatura vera e propria, non ha nulla a che fare con l’applicazione di una pellicola, anche perché la cubicatura funziona su numerose tipologie di superficie: se un oggetto si può immergere in acqua, il processo idrografico può essere usato. Ciò significa poter decorare plastica, legno, fibra di vetro, ceramica, metalli e leghe superando i problemi che si verificavano con metodi tradizionali come stampa a caldo, stampa a trasferimento e simili altri.

Nell’industria automobilistica con la cubicatura si possono personalizzare carrozzerie di moto e il casco, rifiniture di auto come cruscotti, pomelli del cambio e volanti. In altri campi la stessa tecnica permette di intervenire su gusci di telefoni cellulari, computer e complementi d’arredo come elettrodomestici ma anche vasi e suppellettili di ogni tipo. La certezza è che questo metodo non altera le proprietà degli oggetti trattati e nemmeno dei loro singoli componenti.

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Pubblicato da Marta Abbà il 11 maggio 2018