Pannelli: occhio alle norme sul riciclo

Logo del riciclo pannelli solari

Attenzione: il vostro impianto fotovoltaico è in regola con le norme (vincolanti) sul riciclo? La questione è importante perché se la risposta è negativa significa che state rischiando di perdere gli incentivi erogati dal Gestore dei Servizi Energetici, o nel migliore dei casi di dover rimettere mano al portafogli.

Succede infatti che, se i moduli installati in un impianto che ha accesso agli incentivi non sono coperti dal contributo per il riciclo, non si può usufruire degli incentivi stessi. A meno di aderire in tutta fretta a un Consorzio autorizzato (come Remedia per esempio), e versare il contributo che non è stato versato.

D’accordo, ma a chi spetta versare il contributo per il riciclo? Di norma il produttore dei pannelli fotovoltaici, se presente in Italia, oppure il soggetto Italiano che per primo immette sul mercato nazionale un modulo prodotto all’estero (lo importa se il produttore è extra UE) deve versare il contributo per il riciclo.

In ogni caso, uno qualunque dei soggetti tra produttore / importatore / installatore / distributore stabilito in uno degli stati Europei, con l’aggiunta di San Marino e Svizzera, può aderire a Consorzio Remedia al fine di garantire la gestione dello specifico modulo nel momento in cui giungerà a fine vita.

Diversamente, come dicevamo, lo stesso soggetto responsabile dell’impianto, beneficiario della tariffa incentivante che potenzialmente potrebbe essere revocata da GSE, può aderire al Consorzio Remedia e pagare il contributo previsto qualora nessun altro soggetto abbia provveduto a farlo.

Dal punto di vista del GSE, infatti, non è rilevante quale soggetto sia iscritto al consorzio che si occuperà dello smaltimento e del riciclo, ma è obbligatorio che qualcuno comunque sia iscritto e che paghi il contributo per ciascun modulo.

Pubblicato da Michele Ciceri il 15 febbraio 2013