Le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026 continuano ad attirare l’attenzione critica della stampa internazionale, che evidenzia ritardi e difficoltà nei cantieri. Tuttavia, secondo alcune organizzazioni ambientaliste, le problematiche non si limitano agli aspetti logistici. A Cortina d’Ampezzo è infatti in corso la costruzione di una cabinovia su un versante considerato instabile dal punto di vista geologico. A questo si aggiungono le preoccupazioni legate agli effetti della crisi climatica sull’area alpina, con possibili conseguenze ambientali ed economiche di lungo periodo.
Le critiche della stampa estera sui cantieri olimpici
I principali media internazionali hanno rivolto giudizi severi all’organizzazione di Milano-Cortina 2026. Il New York Times ha parlato di un vero e proprio «incubo logistico», mentre il quotidiano tedesco Bild ha definito i Giochi «un gigantesco cantiere», soffermandosi in particolare sui ritardi della funivia Apollonio-Socrepes, ancora incompleta.
L’allarme Cipra sulla cabinovia a rischio frane
Secondo la Commissione internazionale per la protezione delle Alpi (Cipra), la situazione sarebbe ancora più preoccupante. L’organizzazione segnala che a Cortina è in costruzione una nuova cabinovia su un versante soggetto a rischio di frane, nonostante le criticità geologiche, l’opposizione dei residenti e una valutazione ambientale negativa. Cipra sottolinea inoltre che importanti aziende del settore non hanno presentato offerte per il progetto, ritenuto problematico, anche alla luce di una crepa di 40 metri apertasi sul versante durante l’estate precedente.
Valutazioni ambientali e trasparenza dei progetti
L’Ong ricorda che inizialmente la Fondazione Milano Cortina 2026 aveva avviato un confronto con le associazioni ambientaliste per valutare l’impatto delle opere. Successivamente, però, i rapporti si sono interrotti e diversi cantieri sono stati posti sotto amministrazione controllata, con l’effetto di escludere oltre la metà dei progetti dalla valutazione di impatto ambientale. Da questa gestione è nata la rete civica Open Olympics 2026, che riunisce venti Ong, tra cui Cipra Italia.
I ritardi nei lavori e le scadenze post-Olimpiadi
Secondo la rete civica, più della metà dei 98 progetti edilizi previsti non sarà conclusa in tempo per l’inizio dei Giochi. L’ultimo cantiere, sempre secondo queste stime, dovrebbe essere completato non prima del 2033, ben oltre la fine dell’evento olimpico.
Gli effetti del cambiamento climatico sulle Alpi
Le criticità non riguardano solo i cantieri. Studi citati dal Centro Euro-Mediterraneo sui cambiamenti climatici indicano che l’area alpina interessata dai Giochi potrebbe registrare entro metà secolo una riduzione del 37,9% dei giorni utili alla produzione di neve e un calo del 9,5% dei giorni di copertura nevosa, in uno scenario di emissioni intermedio.
Le conseguenze economiche per gli impianti sciistici
La diminuzione della neve disponibile potrebbe tradursi in perdite economiche superiori a 9 milioni di euro per gli operatori degli impianti sciistici regionali entro il 2065. Studi preliminari suggeriscono inoltre che l’aumento delle temperature invernali potrebbe essere ancora più marcato, con incrementi aggiuntivi compresi tra 3 e 5 gradi, aggravando i rischi per gli sport invernali e per eventi di grande portata come le Olimpiadi.

