Legge Rifiuti Zero: una campagna che anticipa l’Europa

Legge Rifiuti Zzero
L’Italia con la Legge Rifiuti Zero intende anticipare la scadenza europea del 2020 per la chiusura di inceneritori e discariche: un comitato promotore ha sensibilizzato tutta Italia, Comune per Comune, con una raccolta firme, perché ognuno vicino a sé ha qualche cosa da “aggiustare”. Massimo Piras racconta di cosa si tratta e i vantaggi della proposta.

1) Quando è nata la vostra iniziativa e cosa chiedete?
La proposta di iniziativa popolare “Legge Rifiuti Zero” ha avuto inizio nel giugno 2012 da una mia bozza, sottoscritta come presidente di Zero Waste Lazio, in cui si prendeva spunto dalla recentissima Risoluzione del Parlamento europeo del 24 maggio 2012 che per la prima volta ha fissato la chiusura di inceneritori e discariche in Europa alla data del 2020. L’anno 2020 è indicato da tutto il movimento internazionale Zero Waste come la data-simbolo per conseguire il risultato Zero Rifiuti – Zero sprechi, noi abbiamo anticipato con una Legge apripista in Italia.

2) Da chi è composto oggi il comitato promotore? quanti siete?
La Campagna Legge Rifiuti Zero è nata dalla bozza a gennaio 2013 con la formazione del Comitato promotore nazionale, composto oggi da circa 500 organizzazioni in cui sono presenti associazioni nazionali (Ass. Comuni Virtuosi – Anpas – Arci – Re:Common – Fare Verde – Rete Zero Waste Italy), associazioni locali e comitati Rifiuti Zero in tutte e 20 le regioni, movimenti e liste civiche (M5S – Lista civica nazionale-Rete dei cittadini), meetup e Comuni che hanno aderito alla nostra Campagna che è tuttora in corso.



3) Ci sono delle aree del Paese maggiormente attive e coinvolte?
Ci sono regioni particolarmente sensibili, come la Campania, la Puglia, il Lazio e la Toscana, ma il successo della proposta è dovuto al fatto che si affronta organicamente tutto il contesto della gestione rifiuti: dalle criticità poste dalle discariche a quelle degli inceneritori a quelle degli impianti di compostaggio e di digestione anaerobico. Ovunque c’è quindi un elemento di criticità in cui si stà lottando la  Legge Rifiuti Zero da un orizzonte strategico, una direzione, quella del Riciclo e del Recupero.

4) Ci sono istituzioni locali che hanno collaborato?
Moltissimi Comuni, alcuni hanno esplicitamente approvata una deliberazione di adesione altri hanno di fatto sostenuto il percorso. Sono loro il nucleo essenziale delle istituzioni territoriali a contatto con i cittadini da cui riteniamo debba e possa ripartire questo movimento dal basso. Dato che per legge spetta ai Comuni decidere la modalità di raccolta dei rifiuti, l’attivazione della raccolta porta a porta ricordiamo che per noi è il primo passo verso Rifiuti Zero. Si deve partire sopprimendo i cassonetti stradali creando un sistema responsabile e virtuoso per i cittadini, altrimenti non possiamo avviare concretamente né il riciclo né tutte le pratiche di riduzione e recupero connesse.

5) E il mondo delle aziende come ha guardato alla vostra iniziativa?
E’ oggi ancora alla finestra, ma riteniamo sia interessato ad attivare prospettive concrete in un momento di crisi industriale in cui in Europa il settore del riciclo è la seconda industria trainante dell’economia. Inoltre la Legge Rifiuti Zero che anticipa la Direttiva europea è un punto essenziale di rilancio dell’economia e dell’occupazione locale, a regime questo nuovo ciclo industriale può produrre circa 500mila nuovi posti di lavoro dalla raccolta porta a porta ai centri di riuso ai centri di riciclo ed agli impianti di compostaggio alle professionalità legate alla riprogettazione di materiali riciclabili e compostabili a nuove piccole e medie aziende di trasformazione che eviteranno l’importazione di materie prime vergini dall’estero.

6) Quale tipo di difficoltà avete incontrato raccogliendo firme su questo tema?
Nessuna difficoltà in particolare, salvo da settori legati a lobby industriali. Oggi è già consolidato che la gestione dei rifiuti attuali con discariche ed inceneritori è insostenibile sia dal punto di vista ecologico che da quello sanitario che da quello economico. La nostra proposta punta infatti a tagliare gli incentivi ai sistemi di distruzione di materia spostandoli sui sistemi di recupero di materia, cosa su cui non ci sono più opposizioni forti.

7) Su questa problematica a quali best practices possiamo guardare, in Europa?
In Europa possiamo fare riferimento ai sistemi di raccolta differenziata domiciliare, oramai consolidati da anni in Francia , Germania, Belgio, Norvegia, Svezia ed altri, che dimostrano che l’economia del riciclo/recupero è fondamentale per ridimensionare enormemente la dipendenza dalle importazioni. In alcuni casi stanno procedendo alla eliminazione dell’incenerimento per il banale motivo che hanno una carenza cronica di materiali da bruciare nel momento in cui procedono al riciclo.

Pubblicato da Marta Abbà il 13 novembre 2013