Resa dei conti per la Marea nera del Messico

Ricordate la marea nera del Golfo del Messico? Accadde quasi due anni fa, quando due piattaforme petrolifere sono esplose rilasciando nel Golfo del Messico fiumi di idrocarburi. Il danno maggiore è stato procurato dal guasto di una piattaforma petrolifera britannica, la Deepwater.

Chi ha causato la marea nera del Golfo?
Il 20 aprile 2010, una piattaforma petrolifera di nome Deepwater Horizon, grande quanto due campi da calcio, subì un guasto. La Deepwater era di proprietà dell’azienda Svizzera Transocean ma gestita dalla British Petroleum. Sarà la British Petroleum a dover rispondere dei danni causati dalla piattaforma che giaceva a 80 chilometri dalla costa della Luisiana, nel Golfo del Messico.

I tecnici hanno impiegato circa quattro mesi per fermare la perdita e nelle acque del Golfo del Messico, si sono dispersi milioni di litri di petrolio. La stime effettuate non sono chiare e vanno da un minimo di 506 a un massimo di 868 milioni di litri di idrocarburi dispersi in acqua dando vita alla terribile marea nera del golfo.

Dopo quasi due anni, giustizia sarà fatta. Questo marzo la British Petroleum, l’azienda inglese leader del settore energetico, dovrà rispondere in tribunale dei danni ambientali e umani causati con il guasto della Deepwater. Il processo doveva svolgersi lo scorso febbraio ma la prima udienza è stata rimandata al 5 marzo. Il perché di questo rinvio? Le parti in causa stanno cercando un accordo secondo il quale, l’azienda inglese dovrebbe risarcire una grossa somma di denaro per i danni causati dalla marea nera.

Il risarcimento danni che dovrà supportare il gruppo inglese, va dai 15 ai 30 miliardi di dollari, anche in questo caso le stime variano molto. A largo della Luisiana finiro circa 5 milioni di barili di petrolio che in un primo momento richiesero l’impiego di 7 milioni di litri di solventi. Soluzioni rilasciate in acqua per tamponare i danni causati dal greggio. Inoltre, la British Petroleum aveva il dovere di ripulire le spiagge dal catrame ma a distanza di tempo, dopo i primi accertamenti, l’azienda non si era ancora mobilitata e necessitò di vari solleciti prima di effettuare i lavori di riassettamento.

Finalmente lunedì prossimo giustizia sarà fatta per quello che fu definito da tutti come il disastro ambientale più costoso di tutti i tempi. Non c’è un’unità di misura che può contare i danni ambientali ma da molto tempo, pare che ogni anno si riproponga un disastro ambientale, il 2010 è stato quello della Marea Nera del Golfo, il 2011 quello del disastro nucleare di Fukushima. Speriamo che questo 2012 sarà un anno privo di ogni disastro.

Pubblicato da Anna De Simone il 1 marzo 2012