“La mia Montagna” di Luca Petrone: recensione e intervista

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In occasione di una delle ultime parkrun, al Parco Nord di Milano, ho avuto il piacere di conoscere Luca Petrone, un alpinista con la passione per le montagne e per la natura.

Chiacchierando prima della partenza mi ha donato una copia del suo ultimo libro “La mia Montagna” che ho iniziato a leggere il giorno seguente e finito in pochi giorni!

Il racconto di Luca e del suo rapporto con le montagne mi hanno coinvolto e mi hanno fatto venir voglia di tornare anch’io a passeggiare tra le nostre Alpi alla prima occasione!

Il libro racconta il rapporto di Luca con le montagne, esplorate scalando ma anche correndo gare di trail, senza puntare alla sfida di una crescente difficoltà ma piuttosto alla ricerca di una via per raggiungere luoghi incontaminati di grande bellezza lontani dalle mete del turismo di massa.

Nel libro si trovano racconti di alcune delle sue imprese, i momenti di gioia ma anche di preoccupazione, i compagni che talvolta lo hanno accompagnato ma anche il gusto di godere della solitudine durante le salite e nel momento del raggiungimento della vetta.

Tra i capitoli che mi sono piaciuti di più vi segnalo quello intitolato “Imparare la lentezza” che esordisce con una bella citazione del grande Jean de la Bruyère: “Non c’è cammino troppo lungo per chi cammina lentamente, senza sforzarsi; non c’è meta troppo alta per chi si prepara con la pazienza.”

Ho apprezzato anche l’equilibrio con cui Luca affronta le sue imprese che passa per il rispetto per la montagna e per la gestione intelligente delle difficoltà e della paura.

Al termine del libro Luca propone una sorta di breviario intitolato “La Montagna mi ha insegnato … “ in cui troviamo 10 insegnamenti.

Vi propongo il primo, forse il più significativo e importante: “a non sentire la fatica, a non fermarmi a non mollare di fronte alla stanchezza, alle difficoltà … ma anche a saper decidere di tornare indietro, quando le condizioni non ci sono, quando le difficoltà sono troppo grandi  …”

luca petrone parkrun

Luca Petrone a parkrun Milano Nord

Dopo aver terminato il libro ho avuto la disponibilità di Luca a rispondere ad alcune mie domande che penso possano essere utile a farvi conoscere meglio l’autore de “La mia montagna”, ecco qui di seguito le sue risposte…

Matteo Di Felice: Luca, come nasce e a quando risale la tua passione per le escursioni in montagna?

Luca Petrone: La passione per la montagna è qualcosa che ho nel sangue ed ho ereditato da mio nonno materno. Di lui ricordo i racconti di quando, da ragazzo, nel primo dopoguerra, con quattro soldi andava da Milano a Lecco in treno per scalare le Grigne. Vado in montagna da quando ero in passeggino, ma non ho mai voluto bruciare le tappe. Un passo dopo l’altro. Prima andando a passeggiare con i miei genitori, poi girando per rifugi ed infine puntando a vette alpinistiche.

Matteo Di Felice: Il titolo del tuo libro è “La mia montagna”: vuoi darci qualche anticipazione sul rapporto che hai creato con la natura e in particolare con le montagne che scali?

Luca Petrone: Il titolo ha per me un duplice significato: in questo libro ho messo il “mio” modo di vedere la montagna – quella solitaria, ruvida, poco conosciuta, vista dagli occhi di un alpinista che cerca nelle salite una via per accedere alla bellezza che lo circonda – ma anche delle regioni, delle valli e delle cime a cui, nel corso degli anni, mi sono affezionato e che oggi posso dire che siano diventate un po’ “mie”, tanto da riconoscerle, come care amiche, da ogni parte le guardi.

Matteo Di Felice: Vuoi dare qualche consiglio ai lettori di IdeeGreen per avvicinarsi alle escursioni in montagna con il giusto approccio?

Luca Petrone: La montagna è gioia, libertà, ma anche sofferenza e fatica. Il miglior modo per approcciarvisi è farlo con gradualità e senza aiuti dall’esterno né scorciatoie. Solo in questo modo potremo provare sempre quel senso di rispetto, di timore, di reverenza verso la Montagna, che essa esige da noi. Se nel nostro incedere incontreremo catene, staffe e vie ferrate avremo la falsa illusione che tutto sia facile, che basti un imbrago e un dissipatore per salire una parete, porteremo escursionisti ad esporsi a pericoli a cui non sono avvezzi, ma soprattutto snatureremo, banalizzeremo la salita stessa. Come la semplificherebbe in modo artificioso l’avvalersi di funivie. Una salita incomincia laddove finisce la strada.

Matteo Di Felice: Nel tuo libro mi ha fatto piacere trovare una grande passione e il racconto di grandi imprese unite però all’autodisciplina che passa anche per una corretta interpretazione del concetto di rischio e di paura. Vuoi dare ai nostri lettori qualche anticipazione su questi temi?

Luca Petrone: Quando vado in montagna l’importante è la meta, non l’adrenalina della via difficile. D’altra parte non mi accontento di fare una vetta qualsiasi, magari frequentata da tante persone, né di tornare su una che ho già salito. Amo poter ammirare il panorama attorno a me e poter dire da giù “che bella cima ho fatto!”. Ed è fondamentale limitare il rischio a livelli accettabili, mantenendo sempre autocontrollo, serenità e quel senso di paura, di rispetto, di fronte alle difficoltà che ci permette di tornare sempre a casa sani e salvi.

Matteo Di Felice: Qual è l’obiettivo con cui hai scritto il tuo libro, hai un messaggio particolare per i lettori che lo leggeranno?

Luca Petrone: Il mio libro è nato in prima battuta per me stesso, come una raccolta delle mie riflessioni sul mio modo di “andar per monti”, ed infatti la prima cosa che ho scritto è stato tutto quello che la montagna mi ha insegnato, su di sé e sulla vita. Non era mia intenzione indottrinare nessuno, né lasciare messaggi a chi legge, tutt’al più diffondere una visione della montagna diversa da quella che di solito si trova sui libri, fatta di salite avventurose e piene di pericoli. Semplicemente, mi auguro che chi legge colga nelle mie parole la passione e le sensazioni che prova un amante della montagna.

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la mia montagna foto copertina

La foto di copertina de “La mia montagna” con la vetta della Tsa de l’Ano in Val d’Hérens, Canton Vallese (Svizzera). Sullo sfondo, le Pointes de Mourti, la Dent Blanche e la Dent d’Hérens.

Pubblicato da Matteo Di Felice il 14 Gennaio 2019