Kintsugi: filosofia e significato

Kintsugi

Kintsugi, un termine giapponese che è sempre più noto anche in occidente ma, strano ma vero, non ha nulla a che fare né con il sushi né con i manga. Si tratta di qualcosa di artistico ma che nasconde dei risvolti filosofici interessanti anche per chi non ha alcuna manualità e nemmeno nessun interesse verso le espressioni artistiche legate al settore manifatturiero. Il kintsugi ci insegna ad accettare le ferite e le imperfezioni, anzi, a dare loro valore, a renderle preziosa come fossero oro.



Letteralmente kintsugi (金継ぎ), o kintsukuroi (金繕い), è formato dai due termini oro (“kin”) e riunire, riparare, ricongiunzione (“tsugi”) ed materialmente è una tecnica che si applica quando una ciotola, una teiera o un vaso prezioso cadendo vanno in mille pezzi. Ci si mette a raccogliere i cocci, con pazienza, per poi rimetterli assieme ma non con la colla, con un materiale che impreziosisce il risultato.

Il kintsugi ci fornisce quindi una alternativa al gettare i cocci o al rimetterli assieme in modo distratto, ci mostra come dai cocci si può creare qualcosa di ancora più prezioso dell’oggetto che si è rotto. Questa pratica giapponese contiene quindi un messaggio per tutti, non solo per chi rompe e aggiusta vasi.

Kintsugi: filosofia

Quando si vede come una ceramica andata in frantumi, prende nuova vita e si trasforma assumendo un nuovo aspetto che brilla di oro e vale più del precedente, si comprende in concreto quanto sia vero che non tutto il male vien per nuocere. Se finora era solo un modo di dire, quando si ha tra le mani un oggetto realizzato con il kintsugi, questa filosofia diventa qualcosa di vero e provato, qualcosa a cui rifarsi nei momenti più difficili.

Possiamo chiamarla “l’arte di abbracciare il danno”, possiamo interpretarla come un modo per non solo non vergognarsi delle ferite ma di usarle per diventare migliori. Nel kintsugi serve molto tempo e parecchia abilità per ottenere risultati davvero preziosi, lo stesso vale anche in senso figurato.

Non tutti in un batter d’occhio sanno fare tesoro delle ferite subite, è necessario tempo, determinazione e soprattutto… voglia di farcela. Voglia di brillare. Nel contesto della ceramica e dei vasi, è necessario un certo tempo di essiccazione che può durare anche un mese, prima di avere in mano il nuovo artefatto con cicatrici dorate.

Kintsugi: filosofia

Kintsugi: come fare

Per operare secondo le indicazioni, correttamente, è essenziale avere del metallo prezioso con cui riparare gli oggetti ridotti a cocci, altrimenti si perde tutto il significato di kintsugi, sia quello concreto sia quello più filosofico. Non deve per forza essere oro, vano bene anche l’argento liquido o una miscela di lacca e polvere d’oro, l’importante è avere un fluido di valore con cui riempire le crepe che resterebbero altrimenti in evidenza a separare i cocci avvicinati come facendo un puzzle.

Il risultato sarà un oggetto della stessa forma del precedente ma impreziosito con delle nervature di metallo prezioso che lo decorano in modo imprevedibile e creativo. Seguono infatti le fratture che si sono create, ogni vaso rotto rinasce quindi in modo differente e si ottengono, grazie al kintsugi, tanti pezzi unici, riparati, cicatrizzati. Il bello della casualità, va colto, va colmato con idee preziose e luminose.

Non è l’oro “puro” il materiale più utilizzato nel Paese d’origine della tecnica ma la lacca urushi che si ricava da millenni dalla pianta Rhus verniciflua. Sia i cinesi sia i giapponesi la utilizzano da millenni e se ne ha la prova perché ne son stati trovati resti in una tomba della Prefettura di Fukui, risalenti a circa 5.000 anni fa.

Si tratta in fondo di una sorta di linfa appiccicosa che veniva utilizzata anche per scopi molto meno nobili e che poco avevano a che fare con l’estetica, mi riferisco alla riparazione o alla realizzazione di armi da guerra e da caccia.

Kintsugi: storia

La tecnica del kintsugi è stata inventata intorno al XV secolo, proprio a seguito di un vaso rotto. In verità, per essere precisi si trattava di una tazza da té. Quella di Ashikaga Yoshimasa, ottavo shogun dello shogunato Ashikaga, che la affidò ad alcuni artigiani giapponesi, dopo averla vista andare in frantumi. Questi artisti nipponici ai tempi gli restituirono un vero e proprio gioiello. Una tazza con nervature riempite di resina laccata e polvere d’oro quindi brillanti e delicatamente luminose.

Che si tratti di una leggenda o della realtà, non ci è dato sapere, ma oggi il kintsugi resta applicato alle tazze da te come a molti altri oggetti fatti di ceramica o di altri materiali che possono andare a pezzi e ritrovare un nuovo aspetto, migliore.

Kintsugi: storia

Kintsugi: metafora

E’ piuttosto evidente la metafora che questa tecnica orientale porta in seno, regalandoci vere e proprie opere d’arte decisamente tangibili e non certo metaforicamente belle ma realmente. A noi collegare ogni volta che ne vediamo una, il concetto che anche le persone, come le tazze da te, possono rinascere con cicatrici riparate con l’oro, brillando come non mai. Più fine il passaggio successivo.

Ciascuno di noi viene segnato dalle ferite in modo diverso proprio come le nervature dorate di ogni vaso preparato con il kintsugi formano disegni differenti e irripetibili.

Kintsugi: significato

Scendendo più nel concreto, c’è un altro insegnamento che possiamo trarre da questa tecnica: non si deve buttare ciò che si rompe ma lo si può riparare e non è detto che non si possa addirittura ottenere qualcosa si prezioso. Non per forza il riuso e il riciclo producono oggetti di scarso valore. Una lezione da imparare e non scordare.

Kintsugi: frasi

Se si desiderano dei consigli pratici sul kintsugi, si possono trovare nel manuale scritto da Chiara Lorenzetti in vendita anche su Amazon a 11 euro, se invece si desidera qualche citazione più metaforica, eccone alcune sulle ferite e sulle cicatrici che sembrano perfette per chi pratica kintsugi.

Kintsugi frasi  

Le anime più forti sono quelle temprate dalla sofferenza. I caratteri più solidi sono cosparsi di cicatrici.” Kahlil Gibran

“Non permettere alle tue ferite di trasformarti in qualcuno che non sei.” Paulo Coelho

Non c’è niente di più bello di una persona che rinasce. Quando si rialza dopo una caduta, dopo una tempesta e ritorna più forte e bella di prima. Con qualche cicatrice nel cuore sotto la pelle, ma con la voglia di stravolgere il mondo anche solo con un sorriso.” Anna Magnani

Se vi piace la cultura giapponese vi consiglio la lettura dell’articolo sul Miso, e buon appetito, se invece è il lato filosofico ad attirarvi, del Kintsugi, allora meglio quello sull’autostima oppure quello sulla Sindrome di Pinocchio

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Pubblicato da Marta Abbà il 18 luglio 2018