Il rimedio naturale contro ansia e depressione è un bosco sotto casa

Vivere a dieci minuti a piedi da un bosco urbano ben curato riduce del 10% le prescrizioni di antidepressivi e del 6% quelle di ansiolitici. È quanto emerge da uno studio pubblicato su The Lancet Planetary Health dalle università di Edimburgo e Glasgow, che ha analizzato i dati di oltre 129.000 persone nell’arco di cinque anni.

La ricerca si concentra sulle comunità più svantaggiate, quelle che statisticamente soffrono di più i disturbi mentali e che al tempo stesso hanno meno accesso a spazi verdi di qualità. Il risultato è chiaro: investire nei boschi locali fa bene alla mente, e non solo a chi può permettersi di scegliere dove vivere.

Lo studio e il programma WIAT

donna in preda alla depressione in stanza

I ricercatori hanno sfruttato i dati del National Health Service (NHS) scozzese e del censimento del Regno Unito per incrociare le prescrizioni farmaceutiche con la vicinanza a boschi urbani riqualificati. Gli interventi analizzati rientrano nell’iniziativa Woods In and Around Towns (WIAT) di Scottish Forestry, che ha finanziato la realizzazione di nuovi sentieri, una migliore segnaletica ed eventi comunitari nelle aree boschive più degradate.

L’obiettivo del programma era abbattere le barriere fisiche e sociali che scoraggiano l’uso di questi spazi, rendendoli più accoglienti per i residenti dei quartieri economicamente più fragili.

I numeri: meno farmaci per chi vive vicino al verde

I dati mostrano che i residenti di quartieri svantaggiati situati a breve distanza da un’area boschiva riqualificata avevano il 10% di probabilità in meno di ricevere una prescrizione di antidepressivi e il 6% in meno per gli ansiolitici, rispetto a chi viveva più lontano. L’effetto si è confermato anche dopo aver corretto i risultati per fattori come dati demografici e livello di povertà.

Significativo anche il dato individuale: quando una persona si è trasferita più vicino a un’area boschiva riqualificata, il suo bisogno di farmaci è diminuito. Il monitoraggio nel tempo degli stessi individui rafforza la solidità causale dei risultati.

Perché questo studio è diverso dai precedenti

La ricerca è considerata una delle più ampie analisi longitudinali mai condotte su questo tema in Europa. Catharine Ward Thompson dell’OPENspace Research Centre dell’Edinburgh College of Art sottolinea che lo studio fornisce prove più solide rispetto a qualsiasi lavoro precedente, dimostrando che i benefici dei boschi urbani contribuiscono anche a ridurre le disuguaglianze sanitarie nella popolazione.

Il principale autore, Scott Ogletree, evidenzia come per la prima volta sia stato possibile collegare i dati sui servizi di salute mentale a un programma nazionale di intervento forestale a lungo termine, aprendo la strada a nuove politiche pubbliche basate su prove concrete.

Le implicazioni per le politiche pubbliche

I ricercatori chiedono di integrare gli interventi basati sulla natura nelle strategie di salute pubblica, soprattutto nelle aree urbane dove gli spazi verdi sono limitati o trascurati. Jim Fairlie, ministro dell’agricoltura del governo autonomo della Scozia, ha accolto i risultati annunciando l’impegno a raggiungere un obiettivo di 18.000 ettari annui di nuove aree boschive entro il 2029/30, con un’attenzione specifica alla piantumazione di alberi nei contesti urbani.

Lo studio è stato finanziato dall’Economic and Social Research Council (ESRC) e dal GroundsWell Consortium, nell’ambito della UK Prevention Research Partnership, che studia come gli spazi verdi e blu possano ridurre le disuguaglianze in salute.