Il lusso sostenibile di Gucci

Sanadali e occhiali di Gucci

Sandali bio-degradabili e occhiali eco di Gucci

Moda e lusso sostenibili sono possibili, per il benessere delle persone e la  tutela dell’ambiente. A darsi questo obiettivo è Gucci, uno dei principali marchi mondiali nel settore del lusso che da oltre 90 anni è simbolo dell’eccellenza made in Italy. “Gucci is cool, Gucci is graftmanship, Gucci is responsible” ha sottolineato Rossella Ravagli, Corporate Social & Environmental Responsibility Manager di Gucci al recente Salone della Responsabilità Sociale d’Impresa di Milano.

Assieme  ai valori di alta qualità e di artigianalità, senza dimenticare la mission del made in Italy, Gucci si è impegnata nell’affermare un modello di lusso sostenibile. Nel 2004 è stata infatti una delle prime aziende del settore ad avviare volontariamente un percorso di Responsabilità Sociale d’Impresa (SA8000) volto alla tutela e al benessere di tutti i lavoratori.

L’impegno di Gucci in tema di CSR si estende anche alle iniziative a favore dell’ambiente: nel 2010 l’azienda ha ottenuto la certificazione 14001 e ha lanciato un packaging eco-sostenibile, al quale hanno fatto seguito progetti volti alla riduzione delle emissioni di CO₂ e i primi passi verso prodotti eco-friendly, tra i quali un sandalo bio-degradabile e una linea di occhiali, con il relativo packaging riciclabile.

A valle del percorso di adesione allo standard SA8000, Gucci ha siglato nel 2009 un accordo con le istituzioni locali e le parti sociali con l’obiettivo di valorizzare la filiera produttiva e il suo territorio in una logica di sostenibilità economica e sociale.

L’accordo, il primo del settore in Italia, ha dato vita a un Comitato Paritetico Permanente per le politiche di filiera, allo scopo di promuovere l’adozione degli standard della responsabilità sociale, promuovere un’efficace pianificazione del ciclo produttivo, valorizzare lo sviluppo del patrimonio culturale e di iniziative di formazione e innovazione tecnologica, studiare percorsi che facilitino l’accesso al sistema bancario.

Pubblicato da Michele Ciceri il 14 agosto 2012