Ufficio in casa: una scelta ego/eco-compatibile

Simona Redana

Lavorano e mangiano meglio, producono meno rifiuti e meno smog, consumano meno energie: gli homeworkers sono a basso impatto ambientale e Francesca Sanzo ha decio di raccontarli in un sito. “Ufficio in casa” spiega, è un luogo dove condividere strategie e fare rete, cambiare esperienze e buone pratiche tra i sempre più numerosi, e soprattutto donne, che anche in tempi di crisi, stanno scegliendo di mettere al primo posto la conciliazione tra scelte professionali e personali.

1) Come è nata l’idea di “Ufficio in casa”?

Lavoro da casa, so quanto sia difficile sviluppare una strategia che ti consenta di farlo in maniera efficace e appagante, so anche quanti pregiudizi e quanti falsi miti circolino intorno a questo tipo di scelta. Molti non riescono nemmeno a concepire che da casa si possa fare un lavoro diverso dal “casalingo”. Chi invece ritiene che questa sia una scelta

sostenibile spesso si deve confrontare con l’alienazione, la solitudine e la mancanza di contatti che fertilizzino idee e progetti. Per tutti questi motivi ho voluto creare un luogo virtuale che fungesse da “ufficio” degli homeworkers italiani, anche per valorizzare questa scelta, estremamente sostenibile da molti punti di vista. A maggio poi, per gioco ho lanciato l’hashtag #ufficioincasa che è diventato trend topic su twitter per 2 giorni e ha raccolto tantissime testimonianze: ho avuto la conferma che c’era davvero molto bisogno di parlarne. 

2) Quante storie avete raccolto finora? Cosa hanno in comune?

Il sito è molto giovane, per il momento nell’area blog abbiamo raccontato circa una decina di storie e ce ne sono tante che raccontano anche le persone, direttamente, nell’area community. Chi lavora da casa non sente la mancanza del traffico, dei colleghi antipatici e soprattutto  – e questo forse è il filo rosso che lega tutte le storie – sostiene che da casa lavora meglio, con tempi più consoni al proprio stile di vita. In comune, per il resto, hanno poco, perché il lavoro da casa può essere svolto da professionisti che si occupano di cose diversissime tra loro e perché l’ufficio in casa non è sempre una scelta, a volte, specie in momenti di crisi come questo, un obbligo.

3) Identikit del “lavoratore da casa” tipo?

La maggioranza degli iscritti a Ufficio in casa è donna, età 30-45 anni, si occupa di editoria, comunicazione, web, traduzione, proviene in prevalenza dal Nord Italia e ha figli. Il livello culturale è elevato e quella dell’ufficio in casa è una scelta collegata a un miglioramento delle condizioni di vita e un lavoro fuori casa precedente che non dava soddisfazioni tali da non potere essere abbandonato.

4) Quanto incide l’abbattimento del costo di trasporto e dei tempi di percorrenza sulla scelta di lavorare da casa?

Lavorare da casa abbatte molti costi, non solo di trasporto. Per quanto riguarda le percorrenze per arrivare al posto di lavoro, forse ad incidere su questa scelta è soprattutto la consapevolezza che si abbatteranno tempi, noie collegate all’uso massiccio dell’auto o dei mezzi pubblici, si mangerà in maniera più sana evitando i panini frettolosi al bar, non si dovrà stare in mezzo a strade inquinate e rumorose al mattino presto. Devo continuare?

5) Quanto invece la voglia di “fuga dalla città” per immergersi nel verde?

Per qualcuno questo aspetto ha contatto molto: una delle prime storie che abbiamo raccontato è quella di Francesca che aveva fondato una agenzia di comunicazione a Milano e a un certo punto, quando ha deciso di adottare la sua bimba, è fuggita con la famiglia in campagna, rimettendo a nuovo una casa che fino a quel momento usavano solo per le vacanze. Ora vive nel bosco e lavora in una yurta. Io sono un esempio opposto: cresciuta in collina e ora vivo in città e non potrei mai andarmene. Adoro la vita “che pulsa”, la possibilità di accedere facilmente a eventi culturali, cinema, incontri. Il lavorare da casa ha paradossalmente acuito la mia voglia di partecipare a eventi – specialmente collegati al mio lavoro – per incontrare persone e dare aria alle idee attraverso le relazioni.

6) La scelta di lavorare da casa in che modo “impatta” meno sull’ambiente?

L’auto può essere dimenticata o quasi. Noi siamo in tre (con una bambina) e abbiamo calcolato che tra me che lavoro da casa e il mio compagno che va in ufficio in bicicletta, in 5 mesi abbiamo speso 120 € di benzina. Stiamo anzi valutando di non comprare più l’auto e usarla solo in car sharin, quando questa ci abbandonerà. Spesso durante il fine settimana cucino un po’ di più per avere qualcosa di pronto da usare durante le giornate lavorative e buttiamo via molta meno roba perché gli avanzi si trasformano sempre nel pranzo veloce del giorno successivo. Lavorare da casa è ecologico da molti punti di vista: chi come me è freelance, per esempio, se non lo facesse da casa dovrebbe avere un ufficio: luce, gas, telefono, internet… Anche il sito “Ufficio in casa” è particolarmente ecologico: ho appena stretto una partnership con il progetto Hosting Sostenibile e ho scelto di spostare la community sui loro server per impattare il meno possibile sull’ambiente.

7) La storia più “ecologica” che vi è capitato di raccontare?

Sicuramente quella di Francesca che ha fatto una scelta radicale molto ecologica, ci sono però anche Alice e la sua famiglia, che hanno deciso di lasciare Milano per aprire una fattoria e, attraverso il progetto Bove Etico, stanno cercando di trasformare la crisi in opportunità per fare innovazione sociale.

Foto di Simona Redana – www.unamammainpiu.it

Pubblicato da Marta Abbà il 1 marzo 2013