Healing Gardens: la natura nella cura

Healing Garden

Riducono lo stress in pazienti, familiari e staff, e i costi delle cure. Aumentano l’autonomia dei pazienti, migliorano l’umore e la qualità globale della vita. Gli Healing Gardens, ancora poco diffusi in Italia, molto utilizzati nel mondo anglosassone, sono la conferma dell’importante ruolo che la natura ha nel benessere dell’uomo. Giulio Senes, ricercatore del dipartimento di Scienze Agrarie e Ambientali dell’Università degli Studi di Milano e direttore del corso di perfezionamento in Healing Gardens, sta lavorando per diffonderli nelle strutture sanitarie e di cura del nostro Belpaese.

1) Breve definizione di healing gardens.

Un giardino può essere “healing” perché è connesso ad una struttura sanitaria oppure perché in qualche modo aiuta il processo di guarigione o addirittura perché è parte attiva di un vero e proprio processo di cura; oppure può essere “healing” perché è esso stesso un luogo dove si cura. Quando si parla di “healing gardens” si parla di un giardino specificamente progettato per essere “healing”. Spesso si pensa solo ai pazienti o agli ospiti delle strutture socio-assistenziali, ma un buon progettista deve tenere a mente le esigenze di tutti i fruitori e quindi anche dei familiari e visitatori, e del personale.

I benefici degli healing gardens possono essere molteplici: la riduzione dello stress in pazienti, familiari e staff, la riduzione dei costi delle cure, l’aumento dell’autonomia da parte dei pazienti, il miglioramento dell’umore e della qualità globale della vita.

2) Dove è nata questa disciplina?

Il legame tra natura e cura è sempre stato molto forte. Si pensi all’orto dei semplici delle abbazie cistercensi oppure ancora agli ospedali di Filadelfia e di Parigi con i loro orti e giardini (XIX secolo). Più recentemente, il Decreto del Capo del Governo del 20/07/1939, “Istruzioni per le costruzioni ospedaliere” recita: “Devono inoltre, dimostrare che attorno al complesso della costruzione è lasciato […] uno spazio libero pari ad almeno 15-20 mq per ogni posto-letto, sistemato a giardino o terrazzo scoperto, distribuito in modo che i convalescenti e i malati, che non sono obbligati a letto, possano facilmente accedervi”. Nella pratica, è nel mondo anglosassone che il rapporto tra verde e cura è stato sviluppato in modo particolare a partire dalla seconda metà dell’Ottocento.

 

3) Quanto sono diffusi in Italia?

Sempre più strutture sanitarie e socio-assistenziali prestano attenzione a rendere più fruibili i loro spazi aperti. Sono convinto che sia giunto il momento di “censire” gli “healing garden” italiani, nonostante la difficoltà di definire un set di “requisiti minimi”. In tal senso è quasi pronto il nuovo sito www.healingarden.it in cui ci sarà un’apposita sezione in cui ognuno potrà segnalare il “suo” healing garden, in modo da costituire un vero e proprio database.

4) Quali costi hanno gli “healing gardens” rispetto a normali giardini? Come è composto un team che ne progetta uno?

Non hanno costi particolari dovuti al fatto di essere “healing”. Per quanto riguarda il “team di progetto”, servono competenze “progettuali”, agronomiche e botaniche”, mediche, psicologiche, in modo particolare derivanti da una disciplina pressoché sconosciuta in Italia: la Psicologia Ambientale, ma anche sociologiche ed economiche. Ciò detto, non penso sia sempre necessario un team di progetto composto da tutte queste figure, è poi evidente che in alcuni progetti, molto complessi, è necessario costituire un vero e proprio “team interdisciplinare”.

5) Quali accorgimenti per un giardino di una clinica per anziani? E per i malati di Alzheimer?

Per gli anziani è necessario aumentare l’accessibilità al verde (aperture, soglie, dislivelli), porre attenzione alle superfici dei camminamenti esterni, prevedere ausili alla deambulazione (es. corrimani), prevedere aree di sosta e sedute, pensare a zone d’ombra e zone soleggiate, prevedere percorsi circolari di diverse lunghezze. Per i malati di Alzheimer, inoltre, va garantita la sicurezza e va posto l’accento sulla necessità che tutti i percorsi sia ad anello. Importante anche l’utilizzo di oggetti “familiari” legati al periodo della giovinezza degli ospiti.

6) Quali per i malati di Cancro?

Variabilità della vegetazione (forme e altezze, colori, odori), uso di vegetazione che attiri la fauna, particolare attenzione a zone d’ombra/soleggiate, presenza di acqua, importante simbolo di vita.

7) Oggi in Italia è una pratica correttamente valorizzata?

Oggi in Italia si incomincia a parlare di healing gardens, ma non c’è al momento nessuna consapevolezza della loro importanza. In modo particolare ritengo che sia sempre più importante “dimostrare” con approccio scientifico i benefici “terapeutici” del verde: solo così potrà, pian piano, essere vinto lo scetticismo ancora imperante del “mondo medico”.

Pubblicato da Marta Abbà il 12 aprile 2013