Google contro il bracconaggio

L’interesse di Google all’ambiente non si limita alle rinnovabili. Google scende in campo e affianca il WWF nelle operazioni anti-bracconaggio. Con l’avanzare delle tecnologie, i bracconieri hanno avuto vita facile: fucili super potenti, elicotteri, visori notturni e tante altre strategie che consentono di catturare e uccidere prede in via di estinzione come elefanti e rinoceronti. Per fortuna i “buoni” possono contare su un nuovo alleato, Google e la tecnologia dei “cattivi” potrà essere messa ai ferri corti.

Google ha assegnato al WWF 5 milioni di dollari da utilizzare nella tecnologia di sorveglianza anti-bracconaggio. Per citare alcune delle innovazioni in dotazione al WWF, vediamo droni di sorveglianza aerea e sistemi RFID (identificazione a frequenza radio) per monitorare le posizioni degli animali servatici. Nell’ultimo anno le operazioni di bracconaggio sono aumentati, è per questo che il WWF deve correre ai ripari.

In passato il WWF ha utilizzato la tecnologia GPS per salvaguardare i rinoceronti. Questa volta la protezione animale vuole ampliare i suoi sistemi di sicurezza puntando sulle innovazioni di monitoraggio. Il WWF utilizzera sensori posizionati sia sugli animali in pericolo sia nei loro habitat, le aree a rischio saranno controllate da flotte di droni. I droni potrebbero rilevare “movimenti sospetti” individuando le azioni dei bracconieri e potrebbero allertare una squadra di ranger. Grazie ai droni i ranger in azione saprebbero il luogo esatto in cui i bracconieri stanno colpendo.

Queste precauzioni saranno utilizzate in quattro aree distinte del continente africano e asiatico. I gruppi di bracconieri crescono, il commercio illegale deve essere stroncato alla radice ma soprattutto, i “buoni” devono adeguare le loro tecnologie per fronteggiare gli attacchi dei sempre più organizzati bracconieri. E’ bello vedere come Google supporta queste cause, i finanziamenti servono sempre!

Pubblicato da Anna De Simone il 8 dicembre 2012