Gli alberi monumentali dell’Isola d’Elba rappresentano testimonianze viventi della storia e del paesaggio dell’isola. Alcuni di questi esemplari secolari, che per generazioni hanno accompagnato la vita delle comunità locali, stanno però attraversando una fase critica. Il pino di Monserrato è ormai morto, mentre il pino monumentale di Lacona e il platano di Rio mostrano condizioni che destano preoccupazione, sollevando interrogativi sulla tutela di questo patrimonio naturale e culturale.
Alberi secolari testimoni della storia dell’Elba

Con il passare del tempo diventa inevitabile dire addio a questi silenziosi compagni della storia, alberi che per secoli hanno osservato le comunità umane e ospitato numerose forme di vita, offrendo ombra, bellezza e profumi naturali.
In alcune situazioni è possibile intervenire con interventi scientifici mirati per salvaguardare ciò che resta, come potrebbe avvenire nel caso del pino monumentale di Lacona. In altri casi, invece, decisioni umane e politiche errate contribuiscono a indebolire e mettere in pericolo le presenze arboree, soprattutto quelle più antiche.
Il caso del pino di Monserrato
Un esempio emblematico è quello del pino di Monserrato, che per generazioni ha rappresentato un vero custode della comunità locale.
Per decenni i veicoli parcheggiati nelle sue vicinanze hanno progressivamente compromesso la salute della pianta, provocandone il deperimento fino alla morte. Gli interventi di cura sono arrivati solo quando l’albero era ormai completamente secco.
Nonostante ciò, viene ancora descritto come vivo e vegeto, anche se in realtà il pino risulta ormai morto.
Il platano monumentale di Rio e la richiesta di tutela
Un’altra situazione riguarda il platano monumentale di Rio, situato davanti al Palazzo del Burò, gli ex uffici delle miniere.
Già nel 2021 era stata presentata al Comune una richiesta per l’inserimento dell’albero nell’albo regionale degli Alberi monumentali, in base alla legge n. 10/2013.
Questa normativa definisce a livello nazionale la categoria di albero monumentale e stabilisce l’obbligo per ogni Comune di censire gli esemplari con caratteristiche di monumentalità presenti nel proprio territorio, con il coordinamento delle Regioni e del Corpo forestale dello Stato.
Gli alberi della Libertà e il valore storico del platano
L’11 settembre 2023 sono iniziati interventi di sgombero, pulizia e indagini presso il Palazzo del Governatore delle miniere a Rio Marina.
Davanti all’ingresso principale si trova un platano di circa 220 anni, di grandi dimensioni e considerato in buono stato di salute. Questo esemplare è uno dei pochi alberi della Libertà sopravvissuti.
Durante la Rivoluzione francese, nel 1790, i repubblicani piantarono a Parigi il primo albero della libertà. In seguito questi alberi vennero piantati nei municipi della Francia e anche in Svizzera e in Italia.
Oggi ne restano pochissimi esemplari, come raccontato da Stefano Mancuso nel libro La pianta del mondo (Laterza, 2020).
I timori per i danni e la gestione dell’albero
Secondo i cittadini promotori della richiesta di tutela, il taglio ritenuto inutile e dannoso subito dal platano fa dubitare che la richiesta di inserimento nell’elenco degli alberi monumentali sia stata realmente presa in considerazione.
Una perizia tecnica affidata a un professionista aveva infatti certificato il buono stato di salute della pianta e non aveva indicato interventi di questo tipo.
Le capitozzature drastiche, ormai abbandonate da decenni in Europa, indeboliscono fortemente l’albero. Questo perché la pianta deve compiere uno sforzo vegetativo enorme per ricostruire la propria struttura naturale, diventando più vulnerabile alle malattie fungine che possono svilupparsi nei punti di taglio.
Preoccupazioni riguardano anche la protezione dell’apparato radicale, soprattutto in vista dei lavori edilizi previsti nelle vicinanze e in assenza della supervisione di un tecnico arboricoltore.
Le norme di tutela per gli alberi monumentali
Per garantire la protezione degli alberi monumentali, la legge vieta sia l’abbattimento sia la modifica delle loro strutture.
Nel caso di danneggiamenti o abbattimenti non autorizzati, la normativa prevede sanzioni amministrative comprese tra 5.000 e 100.000 euro, salvo che i fatti costituiscano reato.
Nonostante le ripetute richieste di aggiornamento sullo stato della pratica amministrativa, indirizzate al Sindaco di Rio e all’Assessore all’ambiente, non è ancora arrivata alcuna risposta.
Secondo i promotori della segnalazione, questo importante monumento storico avrebbe potuto essere valorizzato anche dal punto di vista turistico, considerando l’interesse già esistente per il Museo minerario situato nelle vicinanze.
Il pino monumentale di Lacona e i rischi per la sua sopravvivenza
La tutela degli alberi monumentali sembra spesso essere considerata più un problema che una risorsa dalle amministrazioni locali.
Nel 2023, ad esempio, anche il Comune di Capoliveri non ha trasmesso alla Regione Toscana la scheda di segnalazione del pino monumentale di Lacona, inviata da Legambiente, come già accaduto a Rio.
Questo albero è ritenuto uno degli esemplari più antichi di Pinus pinea in Italia, probabilmente con oltre 200 anni di età. Con una chioma che supera i 30 metri di diametro, rappresenta un esemplare unico sull’isola.
Il pino ha però subito danni rilevanti in passato e oggi si trova in una condizione che richiede attenzione da parte delle autorità competenti.
Tra i problemi segnalati vi sono vecchi cavi di cablaggio mai monitorati, che stanno progressivamente danneggiando la pianta, e la situazione dell’apparato radicale, dove continuano a parcheggiare automobili con conseguenze molto gravi.
Con l’avvicinarsi della stagione estiva, cresce la preoccupazione tra gli abitanti più anziani dell’Elba e tra le nuove generazioni, che potrebbero non avere la possibilità di conoscere da vicino questi monumenti naturali, patrimonio da preservare per il futuro.
