Gatti rossi: come NON prenderli sul serio

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Gatti rossi. Non so il vostro, ma il mio si sente il re della casa, non solo il re dei gatti rossi. Re dei gatti, e dei non-gatti. Il mio si chiama Tasi, e non si fa troppi problemi ad imporsi: occupa spazi, meglio se sopra le gambe di chi deve alzarsi, beve dai bicchieri, sopratutto di chi è distratto e non se ne accorgerà. Tutti così i gatti rossi? E perché?



Forse in un’altra vita, quando non erano ancora gatti rossi, hanno studiato il simbolismo dei colori. Da sempre il rosso è la tinta che simboleggia la vita, la passione, ed è un colore domina sugli altri.

Ecco che i gatti rossi fanno altrettanto con i loro simili, mostrando, soprattutto se maschi, energia e coraggio, potere e, fatemelo dire, anche un certo egocentrismo. Come dire: “dove voglio passare, io passo, se ci sei tu ti levi”. Questo vale quando i gatti rossi si siedono, quando i gatti rossi si alzano, quando vogliono uscire ed entrare da porte e finestre e ti sei appena seduto dopo averle chiuse. E quando ci sono -5 gradi, solitamente i gatti rossi temporeggiano sulla soglia, perché “io domino”.

Se la legge della giungla vale sempre, nel mondo dei gatti rossi vale di più: tra loro c’è quella della sopravvivenza e il felino fulvo si può ben dire che ha dimostrato di essere più resistente. Consapevole del suo potere, è diventato più aggressivo e prepotente. Eppure è adorabile nel suo ancheggiare per la casa con quel fare da piccolo sovrano. I gatti rossi, furbetti, sanno bene che, anche se sovrani, è necessario farsi amare dalla “plebe”, quindi eccoli ammiccare e strusciarsi, e farti sentire “unico”: “voglio stare sulle tu gambe, e solo sulle tue stasera”, e noi dovremmo sentirci chiaramente onorati.

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Come noi padroni di gatti rossi, ci sono cascati anche molti VIP. Si dice che Shakespeare avesse un gatto rosso, e anche Churchill, di certo quello con cui ha recitato Audrey Hepburn in “Colazione da Tiffany” lo era. Certo, lei ha recitato con lui, non viceversa, nell’ottica dei gatti rossi, così è. In Francia i gatti rossi si sono conquistati una intera antologia – “Les Contes Rouges du Chat Perche” di Marcel Aymé – e poi c’è il famoso “Garfield”.

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Scegliere i gatti rossi non è uno sbaglio, non è una imprudenza. Lo si fa per la loro vivacità, la loro spontanea fierezza che rende impossibile farli passare per odiosi e se non li si prende di petto, i gatti rossi sono anche di compagnia. Nella smorfia napoletana sognare gatti rossi significa “infatuazione momentanea” ma non è così per chi ne ha uno vero: è amore a prima vista e a vita.

Basta non prenderlo di petto. Lo si può prendere invece, anche di razza, se non trovatello.
Tra i tanti esemplari, ci sono gli amati e gettonati Persiani rossi e il Somalo Sommel Red, a pelo lungo, mentre a pelo semi-lungo, ecco i Sacri di Birmania e il Maine Coon. A pelo corto vincono i Gatti Europei, gatti rossi comunque, anzi, molto più fieri di tanti altri europei.
Anche per chi ancora non ha gatti rossi ma non vede l’ora, c’è la soluzione, temporanea: un orologio felino da parete per contare gli attimi.

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Pubblicato da Marta Abbà il 14 febbraio 2015