Frutti antichi: cosa sono e dove trovarli

Frutti antichi

Frutti antichi, non da Jurassic Park, stiamo parlando del dopoguerra. Antichi, sì, e nessuno si offenda, non stiamo parlando di esseri umani ma di frutti. Di agricolture industriale, di biodiversità. Con qualche suggerimento per chi, incuriosito da questo articolo, vorrà andare a conoscere e ad acquistare frutti antichi. Perché, grazie ad animi green e appassionati, non sono ancora estinti. Non tutti per lo meno.



Frutti antichi: cosa sono

Quelli che chiamiamo frutti antichi sono frutti che già due generazioni fa erano contemporanei, sono quelli che, nell’arco di questi ultimi 30-40 anni, sono tramontati. Non per loro volontà, e neanche per quella strettamente dei consumatori, men che meno per effetto di glaciazioni che non mi risultano essere sopraggiunte nell’ultimo secolo. C’è di mezzo, nella storia dei frutti antichi, l’affermazione piuttosto rapida e recente della frutticoltura moderna industriale.

Un processo che ci è piombato addosso, in parte, in parte è stato ben promosso, ma che oggi in un modo o nell’altro incontriamo già in corso e possiamo coglierne i frutti antichi, cercando di non farli scomparire. In Italia, Paese di coltivatori e di profonda e antica tradizione agricola, i frutti antichi non passano inosservati, anzi, fortunatamente coinvolgono sia professionisti sia “hobbisti”o raccoglitori per passione. Non è quindi una questione di poco interesse, il problema, ma di dispersione.

Percorrendo da Nord a Sud, o viceversa, lo Stivale, si possono incrociare una inimmaginabile quantità di esperienze di cui è complesso fare una sintesi. Ma è necessario. Per non smettere di cogliere frutti antichi dobbiamo come Paese raccogliere esperienze, testimonianze e patrimoni regionali in un solo scrigno. Perché, lo vedremo presto, quando si parla di frutti antichi si parla di tesori.

frutti antichi

Frutti antichi: biodiversità

Come già ho fatto ampiamente intendere, il concetto di frutti antichi non ha nulla di nostalgico ne di vintage, stile che amo ma non quando si parla di natura. Preferisco infatti, come la maggior parte della comunità scientifica sensibile al tema, che non continuino ad essere delle rarità ma che acquistino sempre più spazio. Sia sul mercato, sia nel mondo della ricerca.

C’è in gioco la biodiversità, l’agrobiodiversità, per essere precisi, intesa come il risultato di processo evolutivo che ha generato, attraverso la selezione dei contadini, la molteplicità di frutti che oggi possiamo assaporare. Pur non sapendo di preciso il numero delle tante varietà che di frutti antichi oggi sopravvissuti all’agricoltura industriale, una cosa è certa.

L’Italia possiede e deve custodire e valorizzare un patrimonio agrario decisamente ricco: siamo in un Paese di rara eterogeneità geologica e agroambientale e non possiamo far finta di nulla. Anzi, possiamo fare leva su questa responsabilità di custodia facendone una importante opportunità per valorizzare realtà agricole locali e tutte le attività di studio e ricerca attive nel mondo agrario.

frutti antichi

Quelle che scavano, ricercano, esplorano e provano a raccontare l’agrobioversità. Provano, perché finché continua ad esserci chi compra le fragole a capodanno, o simili, quella di attirare l’attenzione sui frutti antichi è una vera mission. Non “impossible”, però, e vi racconterò due esempi che dimostrano che “si può fare”.

Gli esperti che già oggi si dedicano ai frutti antichi sostengono la necessità di creare un progetto nazionale per censire capillarmente tutta la diversità ancora disponibile, è dietro l’angolo la minaccia costituita da una travolgente erosione genetica, soprattutto a causa dell’abbandono delle campagne. Finora che passi sono stati fatti in Italia?

Nel 2008 la Conferenza Stato-Regioni ha approvato il “Piano nazionale sulla biodiversità di interesse agricolo” volto a fornire linee guida per la conservazione e la valorizzazione delle risorse genetiche presenti in agricoltura. Il 2010 è stato l’anno internazionale della biodiversità. E’ trascorso al grido “La biodiversità, è la vita, la nostra vita” – motto ufficiale – ma dopo 6 anni l’eco è bene che rimanga. C’è ancora tanto da fare.

frutti antichi

Frutti antichi Paderna

Il primo esempio, ottimo esempio, di realtà attenta alla biodiversità in campo agricolo e, in particolare, ai frutti antichi è la rassegna Frutti Antichi. Promossa dal FAI (Fondo Ambiente Italiano) e realizzata in collaborazione con il Castello di Paderna e il Comitato FAI di Piacenza, si tratta di una iniziativa dedicata esplicitamente a piante, fiori e frutti dimenticati.

L’idea è nata nell’ottobre 1996 e ad oggi è una delle più longeve manifestazioni in Italia dedicate al florovivaismo. Non solo resiste ma ultimamente è raddoppiata con una edizione primaverile che dal 2015 è andata ad aggiungersi alla classica autunnale. Sempre di frutti antichi si parla, indiscussi protagonisti, per tutte le stagioni.

Sul sito ufficiale della manifestazione potete trovare aggiornamenti non solo sulle due edizioni della manifestazione sui frutti antichi ma notizie inerenti aggiornate e interessanti relati al tema. Appena esce la nuova data, però, segniamocela in agenda perché è un appuntamento imperdibile. Un momento di incontro e di confronto per operatori, studiosi e istituzioni per confrontarsi sul temi riguardanti la ricerca e la salvaguardia dei frutti antichi e delle essenze dimenticate.

frutti antichi

Per gli appassionati hobbisti è l’occasione per conoscere o approfondire la propria conoscenza curiosando tra le novità antiche proposte e le peculiarità territoriali locali che la manifestazione predilige più di tutto. Anche chi non sa nulla di frutti antichi e sta leggendo ora che esistono, può fare un salto a questa bella rassegna, troverà un immenso patrimonio genetico che si sta perdendo a sua insaputa, troverà vivaisti specializzati, spazi per sensibilizzare grandi e piccini, curiosità e “chicche” di giardinaggio
 e botanica, prodotti di artigianato locale.

Frutti antichi Maioli

Bravo, affermato e appassionato Maioli è uno dei produttori di frutti antichi più noti nel panorama italiano. Propone un assortimento di oltre 1200 varietà  convinto che il suo volgersi al passato sia un modo per coltivare il futuro. Un futuro green.

L’azienda, situata a Salvaterra (RE), (www.maiolifruttiantichi.it), vanta una tradizione di ricerca e la conservazione di frutti antichi e si pone l’obiettivo di diffondere le vecchie varietà spiegando che sono sane per il consumatore e sostenibili per l’ambiente.

Oltre a vendere frutti antichi, Maioli desidera insegnare agli agricoltori del futuro il suo ideale di agricoltura sostenibile. Quello che non ha bisogno di trattamenti con fitofarmaci e che rispetta ambiente e uomo. Assaggiando i frutti antichi possiamo gustare prodotti con un elevato contenuto di vitamina C (fino al 29%) dal sapore genuino, intenso e prelibato. Sono i frutti che hanno sfamato i nostri nonni e possiamo proseguire a coltivarli, seguendo le indicazioni di Maioli, anche nei nostri giardini o addirittura su balconi e terrazzi. Non è da tutti avere frutti antichi appesi ai rami.

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Frutti antichi: per saperne di più

Non vi ho fatto esempi di frutti antichi perché qui, in questo interessante libro, ce ne sono già 100. Infatti si intitola Frutti ritrovati. 100 varietà antiche e rare da scoprire e ci troveremo a sfogliarlo con un pizzico di emozione, indecisi: abbiamo tra le mani una fiaba e la realtà? Questo libro, al prezzo di 22 euro, è l’occasione per ritrovare profumi e sapori della cultura contadina e conoscere i frutti antichi sia per le loro qualità organolettiche, sia per benefici e utilizzi alimentari.

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Pubblicato da Marta Abbà il 10 giugno 2016