Freeijis, il frigorifero green

La vita nel nord Nigeria è particolarmente dura, qui le comunità vivono in un’area rurale semideserta e la maggior parte della popolazione sbarca il lunario attraverso un’agricoltura assistita. A causa della mancanza di frigoriferi, il deterioramento dei cibi è un problema molto sentito in località remote come questa.

Nel 1990, Mohammed Bah Abba, per migliorare le condizioni di vita della sua gente in Nigeria, costruì e distribuì a sue spese, più di 10.000 vasi, dei veri e propri frigoriferi green che per funzionare non necessitano di alcun tipo di elettricità. L’opera di Abba è stata premiata dalla Rolex, la società produttrice di orologi, così, Mohammed Bah Abba è stato uno dei pochi beneficiari del premio Rolex.

I vasi di Abba sono costituiti da due recipienti di terracotta, uno dentro l’altro, separati da uno strato di sabbia. I vasi coperti con una pezza bagnata vengono posti in una zona ben ventilata. L’acqua filtra verso la superficie del vaso esterno e rapidamente evapora nell’aria secca del deserto, così, l’acqua presente nel vaso e gli alimenti che esso contiene, si raffreddano.

Seguendo un principio termodinamico simile, Caterina Falleni, ricercatrice italiana, ha progettato un frigorifero green battezzato Freeijis. Il frigorifero green di Caterina Falleni, ha le caratteristiche di un apparato refrigerante perfetto per conservare frutta e verdura.

Freeijis, la versione moderna del vaso di Abba
Come il vaso di Abba, il frigorifero green di Caterina Falleni è costituito da due contenitori; Vediamo un recipiente esterno in terracotta e uno interno in alluminio. Tra i due contenitori vi è un’intercapedine che contiene l’acqua destinata a evaporare.

Il vaso di Abba è servito da ispirazione in molti ambiti. Esistono refrigeratori a gocciolamento che sfruttano con successo lo stesso principio, si tratta di condizionatori d’aria economici che vedono un continuo gocciolamento di acqua che bagna un tetto di paglia o di altro materiale poroso. Quando l’aria attraversa il materiale umido si raffredda e il gioco è fatto.

Pubblicato da Anna De Simone il 3 gennaio 2013