Disoccupazione, come sta l’eolico italiano?

Mentre l’eolico europeo può triplicare la sua produzione entro il 2020, quello italiano perde colpi. Il 2012 si è aperto con una serie di licenziamenti e si rischiano altri tagli occupazionali in un settore che negli ultimi 10 anni ha vissuto una crescita costante.

Attualmente il settore dell’energia eolica in Italia garantisce 30.000 posti di lavoro ma, come evidenziato dallo studio Anev-Uil sul potenziale occupazionale dell’eolico, la mancanza di un quaro normativo di riferimento in grado di garantire stabilità, potrebbe generare ulteriore crisi.

Secondo lo studio Anev-Uil, uno sviluppo positivo del settore eolico in Italia potrebbe portare 67.000 posti di lavoro totali, tra assunzioni dirette e indirette. Una cifra che va ben oltre il doppio delle stime attuali. In un’intervista rilasciata dal presidente dell’Anev Simone Togni all’Adnkronos, si sottolinea la poca chiarezza sugli incentivi 2012 dedicati al settore eolico in Italia che rischia una fase di stallo:

«Insisteremo con i ministeri dello Sviluppo economico e dell’Ambiente sulla necessità di incentivi stabili e sufficienti che, seppure in misura ridotta, permettano al settore di crescere – ha spiegato Togni -. Una segnalazione che speriamo venga accolta, altrimenti il settore rischia di bloccarsi in maniera definitiva. Il 2012 è un anno cruciale, durante il quale capiremo se l’eolico può continuare a crescere o se deve fermarsi».

A prendere parte al dibattito è anche il segretario generale Uil, Luigi Angeletti che mette in rilievo i freni che dettati dalla crisi economica. Il primo passo per ogni grande progetto è un investimento, in mancanza del quale qualsiasi settore del mercato cessa di crescere con implicazioni nefaste e, quando si parla di energia, per l’Italia si traduce con una maggiore dipendenza dagli Stati esteri.

«L’alto costo dell’energia rappresenta un serio problema per l’economia del nostro Paese. Ogni progetto di crescita è frenato da questo fattore che rischia di vanificare anche l’impegno di quelle realtà produttive che hanno importanti progetti industriali e occupazionali. Fino a quando continueremo a dipendere dall’estero per la produzione di energia elettrica, sarà impossibile portare a soluzione questo problema».

Pubblicato da Anna De Simone il 3 febbraio 2012