Daniele Ceccotti e il suo piccolo Grisu per ridurre lo smog

 

Fa tutto in Italia, cerca di collaborare, di innovare, di promuovere i suoi prodotti ma soprattutto una idea di mobilità green: Daniele Ceccotti, il padre di Grisù, e amministratore di Camperbusiness sgomita, sogna e intanto chiede alle amministrazioni pubbliche di incentivare operativamente le aziende come la sua. Ad esempio promuovendo un consorzio pubblico+privato per creare flotte di bike-scooter-car sharing per residenti e punti per il noleggio di veicoli elettrici per turisti. E non scoraggiando chi si dà da fare.

Daniele Ceccotti

1) Grisù: perché si chiama proprio così e di cosa si tratta?

Grisù é un apparecchio elettrolizzatore che fa risparmiare carburante ai veicoli su cui viene montato. Come? Produce gas idrogenato utilizzando il principio fisico della scissione dell’acqua per passaggio di flusso elettrico. Il nome é un richiamo al famigerato gas esplosivo e vuole anche ricordare un draghetto protagonista di un cartoon, che desiderava fare il pompiere ma – per l’emozione – non riusciva a contenere l’emissione di fiamma.

2) Quanti modelli ne esistono?

Grisù esiste in due versioni. La prima prevede due serbatoi in acciaio (capacità 200 cc) con camere separate (una per il liquido, una per il gas prodotto) che contengono liquido elettrolita (acqua distillata) ed elettrodi in immersione. A tali elettrodi si trasmette elettricità 12 volts da alternatore auto. Un tubicino di 6 mm di diametro porta il gas prodotto al collettore aspirazione aria del motore, ovvero dopo il filtro aria. Il motore quindi consuma aria+gas HHO. Il secondo modello lavora invece per passaggio di elettrolita in una cella (acciaio) che realizza un “labirinto elettrico” che genera la divisione della molecola di H2O e restituisce acqua e gas. Il gas viene separato e inviato al motore come descritto prima.



3) Quali sono i pro e i contro del vostro sistema rispetto a sistemi tradizionali?

Tutti i dispositivi HHO per motori sono – come il nostro – affinamenti di un’idea nata nel 1918: di sistemi tradizionali non ne esistono, in verità. I pro da considerare, a livello generale, sono il fatto che bruciare aria+ HHO significa ridurre sensibilmente il particolato, quindi scarichi più puliti, motore più longevo e minore inquinamento.

Grisù inoltre si distingue per alcune caratteristiche: essendo totalmente in acciaio non ha raccorderia economica o fragile, é trasferibile da un veicolo a un altro senza la necessità di un impianto fisso (come il GPL o il Metano), é fatto totalmente in Italia,  non può generare pericolosità, non surriscalda e non produce vapore. Inoltre si può adattare a veicoli piccoli (1000 cc) e offre risultati fino a motori 3000 cc.

4) Dove lo producete e in che quantità?

Assemblato da due piccole officine in area nord-est, se ne costruiscono una dozzina al mese. §In futuro, entro il prossimo autunno, contiamo di industrializzare il manufatto aggiungendo elementi di controllo digitali e “friendly” per tutte le categorie di utenti. Per ora abbiamo un modello base e uno con doppio serbatoio, entrambi con scatolato in alluminio, a cui si aggiunge il nuovo e più efficiente Grisu Hhone, ancora in fase prototipale, che permetterà declinazioni di uso fino a cilindrate 4000. cc.

5) Quali sono i costi per l’installazione? E’ necessaria una particolare manutenzione?

L’ultimo modello, per rendere l’idea, costa 1.500 euro, con garanzia di 2 anni e una vita stimata di 5 anni se ben manutenuto. La manutenzione richiede – prima di tutto – una perfetta installazione da parte di un elettrauto o di tecnici qualificati e competenti. Ogni 2.000 km è sufficiente aggiungere acqua distillata, ogni  40.000 Km è necessario far pulire il generatore.

Il veicolo che “gira ad HHO” non richiede alcuna rettifica, non subisce alterazioni elettroniche, meccaniche o di natura “distruttiva”. Un veicolo che ha “girato ad HHO” quando anche venisse rimosso l’impianto, non risente di alterazioni.

6) Avete progetti anche nell’ambito della mobilità elettrica? Quali?

Siamo importatori di una piccola moto pieghevole elettrica – replica di una famosa motoretta anni ’70. Siamo rivenditori locali di scooter, vendiamo bici pieghevoli leggere e  un “Kit ruota elettrica” che potrà essere usato su bici tradizionali. In futuro prevediamo anche di offrire un modello innovativo di city car elettrica.

Sul fronte e-mobility stiamo sensibilizzando enti e strutture che utilizzano massicciamente veicoli propri (distribuzione, vigilanza, campeggi,…): prima del singolo, sono le istituzioni e le grandi strutture che devono riconoscere i vantaggi e i valori della mobilità green.

7) Quali agevolazioni amministrative avete incontrato da azienda “green e made in Italy”?

I casi virtuosi sono tuttavia pochi, solo poche amministrazioni locali hanno utilizzato i finanziamenti green: in Trentino, ad esempio, sono attivi contributi provinciali per acquisto di veicoli elettrici. Ritengo personalmente che le amministrazioni pubbliche dovrebbero incentivare operativamente, ovvero non sobbarcarsi di gestire “finanziamenti” a pioggia tout-court. Come per altre “filiere virtuose”, sarebbe semplice se un Comune promuovesse un consorzio pubblico e privato con il supporto della finanza locale per creare flotte di bike/scooter/car sharing per residenti e punti per il noleggio di veicoli elettrici per turisti, ad esempio. Inoltre potrebbe provvedere alla sostituzione del parco veicoli in servizio con e-cars.

Intervista a cura di Marta Abbà

Pubblicato da Marta Abbà il 4 maggio 2012