Caccia alla verità online: il fact checking collaborativo

Lavagna con true false

“La verità è sfuggente, stiamo ai fatti”, diceva il bravo giornalista. Ma i fatti vanno verificati. Mai come in questi giorni, tempo di campagna elettorale, la pratica giornalistica del fact checking (tradotto letteralmente: verifica dei fatti) si sta affermando come un importante strumento civico per valutare e migliorare la qualità dell’informazione che ci raggiunge in modalità multicanale. Con Internet il fact checking è collaborativo.

Testate giornalistiche, blog specializzati, centri di ricerca: sono molti i soggetti professionali che mettono in relazione fonti autorevoli e dichiarazioni pubbliche. Ma si tratta di una prassi ad uso esclusivo di professionisti dell’informazione oppure è possibile anche per i cittadini verificare le notizie in modo collaborativo e civico?

È possibile insomma trasformare la prassi professionale del fact checking in uno strumento civico, a disposizione di tutti? Come si possono aggregare i giudizi individuali sull’affidabilità di una notizia in modo tale che il giudizio collettivo porti con sé un valore aggiunto?

Per avviare una riflessione non banale che sia all’altezza della complessità della pratica del fact checking, la Fondazione <ahref ha organizzato una giornata di discussione e riflessione sul tema: “Il punto della situazione sulle iniziative di fact checking online esistenti  e uno sguardo sulla prassi e sul senso della verifica condivisa delle notizie da punti di vista diversi: giornalistico, filosofico, tecnologico, psicologico, politico e civico”.

L’incontro si svolge a Trento venerdì 18 gennaio, presso la Fondazione Bruno Kessler, dalle ore 10 alle 17. Si chiude con una tavola rotonda e una discussione aperta che vedrà confrontarsi: Luca De Biase, Fondazione <ahref, Sergio Maistrello, giornalista freelance, Achille Varzi, Columbia University, Boris Rähme, Fondazione <ahref, Barbara Collevecchio, psicologa e giornalista freelance, Guido Vetere, Center for Advanced Studies IBM Italia, Luciano Serafini, Fondazione Bruno Kessler – Irst.

Punto di fondo: l’informazione di qualità è un bene comune da promuovere e da salvaguardare, una precondizione per una sfera pubblica che sia in grado di svolgere un ruolo critico e attivo all’interno dei processi politici e sociali. Da qui il valore civico della prassi del fact checking collaborativo.

Pubblicato da Michele Ciceri il 16 gennaio 2013