Boom di nidi di tartaruga Caretta: cosa sta succedendo in Italia

Il numero dei nidi di tartaruga Caretta individuati lungo le coste italiane è in crescita. Quest’anno ne sono stati censiti complessivamente 601, contro i 452 dell’anno precedente e i 250 registrati nel 2021.

Un dato significativo per la Caretta caretta, la tartaruga marina più comune nel Mediterraneo, ma ancora esposta a numerose minacce. Tra queste figurano il calpestio dei bagnanti, l’impiego di mezzi pesanti per la pulizia delle spiagge e l’erosione costiera.

Dalla deposizione delle uova alla nascita

Le tartarughe marine si accoppiano in acqua, mentre tra maggio e agosto le femmine raggiungono le spiagge per deporre le uova.

La sabbia e il calore del suolo svolgono un ruolo fondamentale durante il periodo di incubazione, che dura circa due mesi. Anche il sesso dei piccoli dipende dalla temperatura: valori superiori ai 29 gradi favoriscono la nascita di femmine, mentre temperature inferiori portano prevalentemente alla nascita di maschi.

Dalle uova emergono tartarughe lunghe circa cinque centimetri, che fin dai primi momenti di vita devono affrontare numerosi rischi.

Gli esemplari adulti, invece, possono vivere fino a 80 anni, raggiungere i 140 centimetri di lunghezza e arrivare a pesare 160 chilogrammi.

In Italia censiti 601 nidi

Nel 2021 sulle coste italiane erano stati contati 250 nidi di Caretta caretta. Quest’anno il numero è salito a 601, superando nettamente anche i 452 dell’anno precedente.

Il dato rappresenta un incremento di circa il 30% rispetto al 2023.

Il numero complessivo deve però essere interpretato considerando anche l’intensificazione delle attività di monitoraggio. Non è infatti possibile individuare tutti i nidi realmente presenti sulle coste italiane, ma quest’anno i controlli sono stati particolarmente capillari.

A contribuire è stato anche il progetto Life Turtlenest, cofinanziato dal programma europeo Life. I dati citati derivano dall’elaborazione di Legambiente sulle informazioni raccolte da Tartapedia.

Un monitoraggio più accurato può quindi aver contribuito all’aumento dei nidi individuati e, di conseguenza, anche di quelli sottoposti a protezione.

Il ruolo dell’aumento delle temperature

Tra i fattori indicati c’è anche l’aumento delle temperature medie del Mediterraneo.

Le tartarughe marine tendono tradizionalmente a privilegiare le aree del Mediterraneo orientale, ma il progressivo riscaldamento delle acque avrebbe favorito un ampliamento delle zone utilizzate per la nidificazione.

Questo fenomeno potrebbe contribuire a spiegare la crescente presenza di nidi anche in aree italiane nelle quali le deposizioni erano meno frequenti.

Sicilia e Calabria guidano la classifica

I numeri più elevati di nidi sono stati registrati in Sicilia, con 190 casi, seguita dalla Calabria con 147, dalla Campania con 104 e dalla Puglia con 99.

In queste regioni la nidificazione della Caretta caretta è già un fenomeno conosciuto.

Più sorprendente è invece la presenza di numerosi nidi in altre aree del Paese. In Toscana ne sono stati individuati 24, mentre il Lazio ne ha registrati 14.

Sono stati inoltre censiti 7 nidi in Sardegna e 7 in Basilicata, 5 in Molise, uno in Abruzzo e uno nelle Marche.

Restano numerose minacce per le tartarughe marine

L’aumento dei nidi individuati rappresenta un segnale positivo, ma la tutela della specie resta complessa.

In Spagna e Francia sono stati censiti complessivamente 24 nidi, 12 per Paese, mentre nell’anno precedente il totale dei due Paesi era stato di 44.

Dai nidi presenti complessivamente in Italia, Spagna e Francia potrebbero nascere circa 40 mila tartarughe. La sopravvivenza fino all’età riproduttiva, tuttavia, resta molto bassa: in media soltanto una tartaruga su mille raggiunge i 25 anni.

A queste difficoltà si aggiungono i rischi legati alle attività umane. Secondo il WWF, ogni anno circa 150 mila tartarughe marine vengono catturate accidentalmente, mentre l’80% degli animali recuperati nel Mediterraneo avrebbe ingerito rifiuti di plastica.

L’aumento dei nidi rende quindi ancora più importante proseguire con il monitoraggio e la protezione delle aree di deposizione lungo le coste.