Bambù: qualità e caratteristiche

bambu

Lo sapevate che il bambù ha caratteristiche di durezza pari a quelle dell’acciaio? E che può sostenere una compressione di peso doppio rispetto a quella sopportabile dal cemento? Forse no perché questo straordinario materiale non è ben conosciuto in occidente ed è poco usato in edilizia, dove invece si presta benissimo a impieghi strutturali con funzioni portanti (come ben sanno fin dall’antichità nei paesi orientali).

Nelle prove di sollecitazione il bambù ha dimostrato alte resistenze alla trazione e alla compressione, inoltre è estremamente flessibile il che lo rende molto indicato nelle costruzioni con caratteristiche antisismiche. Oltre che fusti per uso strutturale, con il bambù lavorato si possono fare anche pavimenti naturali in parquet simili a quelli di legno, mentre con gli intrecci più sottili si fanno armature per l’isolamento termico esterno degli edifici.

Dal punto di vista botanico, il bambù appartiene alla specie delle graminacee (quelle che provocano un sacco di allergie) e ne esistono diversi tipi che in alcuni casi raggiungono notevoli dimensioni in lunghezza e circonferenza. Il fusto, che costituisce la parte più importante della pianta, è di forma cilindrica, articolato, nodoso e flessibile. Le caratteristiche di robustezza sono come detto eccezionali.

Il bambù è ecologico ed è adatto alla bioedilizia? Tanto per cominciare il bambù è economico e disponibile in grandi quantità perché la pianta del genere più diffuso cresce molto in fretta (anche di diversi metri in un solo anno) ed è presente in diverse regioni del mondo. Anche alle latitudini italiane, per chi fosse interessato, è perfettamente e facilmente coltivabile.

L’utilizzo del bambù per fini costruttivi non presenta controindicazioni ambientali di alcun tipo (origine naturale, impatti energetici di raccolta e lavorazione bassissimi, smaltibile afine vita)  salvo il dispendio energetico e l’inquinamento se la materia prima proviene da lontano. L’unica avvertenza quando si parla di bambù riguarda semmai le tecnologie costruttive, che in Italia come in buona parte dell’occidente non sono conosciute come in oriente.

Pubblicato da Michele Ciceri il 12 novembre 2013