Alpi Apuane, Legambiente: superare il modello estrattivista

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Le Alpi Apuane tornano al centro del dibattito ambientale, sociale ed economico. A dieci anni dagli Stati Generali di Pietrasanta, Legambiente, insieme ad Arci, Cai, Cgil e Wwf, rilancia la necessità di costruire un nuovo modello di sviluppo per il territorio, fondato su tutela della biodiversità, qualità del lavoro e nuove economie locali.

Il messaggio emerso dal convegno promosso a Forte dei Marmi è chiaro: per salvare le Apuane non basta difenderne il paesaggio. Occorre superare la dipendenza dalla monocultura estrattivista e immaginare un futuro in cui natura, comunità e lavoro tornino al centro delle politiche pubbliche.

Un confronto a dieci anni dal Manifesto per le Alpi Apuane

L’incontro, dal titolo “A 10 anni dagli Stati Generali di Pietrasanta: superare il modello estrattivista per un’economia basata sulla natura e sul lavoro delle comunità”, si è svolto in occasione della Giornata mondiale della biodiversità e della Giornata europea dei parchi.

Il convegno è stato ospitato nell’aula della Fondazione Villa Bertelli di Forte dei Marmi, con il patrocinio del Comune, e ha rappresentato un momento di confronto tra associazioni ambientaliste, rappresentanti istituzionali, mondo sindacale ed esperti.

Nel maggio 2016 gli Stati Generali di Pietrasanta si erano conclusi con la sottoscrizione del Manifesto per le Alpi Apuane, un documento che già allora denunciava la crescita dell’escavazione, il calo occupazionale nel settore lapideo e la progressiva perdita di identità delle comunità locali.

La richiesta: una rinascita della montagna apuana

Dieci anni fa, il Manifesto indicava una direzione precisa: una rinascita della montagna apuana fondata sulla riduzione delle attività estrattive, sul turismo sostenibile, sul rilancio dell’agricoltura e delle economie locali.

Al centro del documento c’erano anche la tutela del paesaggio, la valorizzazione culturale del territorio e la protezione dell’ecosistema apuano, considerato un bene comune da preservare per le generazioni future.

Secondo gli organizzatori del convegno, tuttavia, dopo dieci anni le politiche ambientali e socio-economiche nelle Alpi Apuane non hanno registrato i miglioramenti attesi. Per questo l’appuntamento ha avuto l’obiettivo di rilanciare una progettualità condivisa e orientata al futuro.

Legambiente: “Serve un Parco che faccia il Parco”

A spiegare il senso dell’iniziativa sono stati Fausto Ferruzza, presidente di Legambiente Toscana, Riccardo Cecchini, presidente di Legambiente Versilia, Francesco Rossi, presidente di Legambiente Massa & Montignoso, Mariapaola Antonioli, presidente di Legambiente Carrara, e Luigi Ringozzi, presidente di Legambiente Lunigiana.

«Con questo incontro non abbiamo voluto celebrare una presunta unità d’intenti del passato, ma concentrarci seriamente sulle cose da fare subito se vogliamo davvero salvare le Apuane», hanno dichiarato.

Per Legambiente, la priorità è costruire un Parco che faccia davvero il Parco, capace di proteggere l’ecosistema e di favorire nuove economie. Un modello in cui il lavoro torni al centro della scena politica, con il suo protagonismo e la sua dignità inderogabile.

Nuove economie basate su natura e comunità

Il convegno ha affrontato il tema dello sviluppo alternativo al modello estrattivo, ponendo l’accento su una possibile economia fondata sulla natura, sul lavoro delle comunità e sulla valorizzazione sostenibile delle risorse locali.

Dopo i saluti istituzionali del Comune di Forte dei Marmi, i lavori sono stati aperti da Fausto Ferruzza con una relazione dedicata al Manifesto per le Alpi Apuane dieci anni dopo, tra permanenze, criticità e prospettive.

Sono poi intervenuti Fabrizio Cinquini, architetto pianificatore, con un approfondimento sul Piano Integrato del Parco Regionale delle Alpi Apuane, e Tommaso Luzzati, del Dipartimento di Economia dell’Università di Pisa, con una relazione su un’economia apuana finalmente basata su natura e lavoro.

Istituzioni, associazioni e sindacati al tavolo

La seconda parte della mattinata è stata dedicata a una tavola rotonda con rappresentanti istituzionali, associazioni e organizzazioni sindacali.

Tra i partecipanti figuravano Gianni Lorenzetti, presidente della IV Commissione del Consiglio regionale della Toscana, Andrea Tagliasacchi, presidente del Parco Regionale delle Alpi Apuane, Dante Caserta, direttore Affari legali e istituzionali di Wwf Italia, Rossano Rossi, segretario generale di Cgil Toscana, Benedetta Barsi, presidente del Gruppo regionale Cai Toscana, e Ildo Fusani per Arci Toscana.

Le conclusioni sono state affidate a Stefano Raimondi, responsabile nazionale biodiversità di Legambiente, che ha ribadito la necessità di rilanciare il confronto sul futuro delle Alpi Apuane.

Un futuro fondato sul ripristino della natura

Dal convegno è emersa una prospettiva netta: il futuro delle Alpi Apuane dovrà fondarsi su un modello di sviluppo più giusto, sostenibile e condiviso.

La sfida è superare definitivamente la dipendenza dall’estrazione e costruire un’economia capace di generare valore senza compromettere l’ambiente. Un percorso che passa dal ripristino della natura, dalla tutela della biodiversità e dal coinvolgimento diretto delle comunità locali.

Per le associazioni promotrici, il tempo delle dichiarazioni di principio è finito. Ora servono scelte concrete per restituire centralità al Parco, dignità al lavoro e futuro alle Alpi Apuane.