Alfabetismo digitale per la crescita

Alfabetismi digitale

Il fattore technological readiness (preparazione tecnologica), inteso come l’agilità con la quale l’economia è in grado di adottare le tecnologie già esistenti per migliorare la produttività, è uno dei dodici pilastri portanti della competitività di ogni Paese.

A dirlo è il Global Competitiveness Index 2012-2013 stilato dal World Economic Forum, secondo cui  l’Italia è al 40mo posto (su 144) tra le nazioni economicamente agili.

Un altro dei parametri misurati dal GDI è il livello di assorbimento delle nuove tecnologie da parte delle imprese, una classifica in cui l’Italia si posiziona invece al 104° posto.

Siamo un po’ rigidi e con poca voglia di imparare, dov’è il problema? Da nessuna parte, se non fosse che solo l’utilizzo strategico delle soluzioni tecnologiche può contribuire a realizzare cambiamenti organizzativi significativi e migliorare i livelli di efficienza e produttività; due cose che rappresentano una sfida cruciale per il nostro Paese.

Le tecnologie digitali sono una leva strategica di sviluppo, ma in Italia sembra che non ce ne accorgiamo: perché? Un sondaggio condotto dalla società di analisi di mercato Vanson Bourne per conto di CA, multinazionale dell’informatica, rivela che il 100% dei responsabili IT intervistati in Italia (lo studio è stato condotto in ambito aziendale) ritiene che lo scarso alfabetismo digitale del top management sia un ostacolo.

Cosa significa? Che a volte non guardiamo più in là del nostro naso. Sebbene il top management dimostri una assoluta familiarità con i più sofisticati strumenti tecnologici, considerati ormai indispensabili nell’operatività quotidiana, dalla ricerca emerge che la capacità di intuire il potenziale innovativo dell’Information Technology per il business dell’impresa risulta ancora limitata.

In questo scenario non sorprende che, secondo quanto emerge dalla ricerca, solo il 40% dei responsabili IT che lavora in aziende italiane è chiamato a partecipare alle decisioni del top management, e conseguentemente a contribuire alla definizione del pensiero strategico digitale nel team dirigente.

Tutto questo non è un bene. Il ritardo di tipo culturale da parte della direzione aziendale rispetto all’utilizzo strategico delle tecnologie informatiche può infatti generare conseguenze importanti sul business: mancate opportunità di business, perdita di quote di mercato a fronte di una concorrenza più dinamica, disaffezione da parte dei clienti, scarsa reattività alle richieste del mercato e time-to-market inadeguato.

Che cosa manca per interessare il top management all’Information Technology, e per convincere i vertici aziendali a coinvolgere i responsabili informatici nei processi decisionali? La risposta è una cultura digitale più costruttiva, che dia ai vertici aziendali la capacità di individuare, organizzare, comprendere, valutare e analizzare le informazioni utilizzando le nuove tecnologie.

Pubblicato da Michele Ciceri il 8 gennaio 2013