Vino biodinamico, peculiarità e pratiche

vino biodinamico

Sentiamo parlare sempre più spesso di «vino biodinamico» o di «vino prodotto con uva coltivata con metodo biodinamico», ma precisamente, di cosa si tratta?

L’aspetto caratteristico del vino biodinamico è dato dal legame con la terra e dalla ricostituzione della naturale fertilità del terreno. Non solo metodo agricolo leggermente differente ma anche una fase enologica diversa, infatti si propone un’enologia che “utilizzi tecniche come il raffreddamento delle vasche, il controllo delle fermentazioni tramite la temperatura e che non stravolga il mosto” (Pescarmona, 2004).

Altra differenza tra vino biologico e vino biodinamico sta nel rispetto di alcune tradizioni contadine, per esempio, la vinificazione deve tenere conto delle posizioni dei pianeti. La vendemmia va fatta preferibilmente a mano mentre per l’imballaggio e il confezionamento si prediligono materiali naturali meglio se riciclati. Sono ammessi vetro, tappi di sughero naturale (marchiati solo a fuoco), cera… non sono ammessi trattamenti ionizzanti o al cloro.

Il vino biodinamico può contare sul marchio Demeter, un’associazione mondiale nata nel 1927 come cooperativa per commercializzare prodotti dell’agricoltura basati su pratiche olistiche.

Da un punto di vista ideologico, l’agricoltura biodinamica tente a mantenere un naturale equilibrio tra gli elementi, a partire dal terreno con tutti i suoi organismi per ottenere – nel caso del vino – viti sane e uva di alta qualità.

Nella biodinamica è fondamentale la cura delle risorse naturali e favorire secondo direttive esatte i processi vitali come risultato dell’agire insieme di forze terrene e cosmiche.

Nella pratica, questi concetti teorici, si traducono nell’impiego di quelli che sono i “preparati biodinamici”. Questo vuol dire che nell’agricoltura biodinamica non vengono utilizzati, al pari di quella biologica, prodotti di sintesi chimica e organismi geneticamente modificati (OGM).

Si somministrano, in dosi omeopatiche, dei preparati naturali ottenuti da processi fermentativi, decotti e minerali, come polvere di quarzo; anche le somministrazioni, come il raccolto e la vinificazione, devono essere eseguite tenendo conto dell’influsso lunare e solare (delle fasi della luna e del sole). Il calendario lunare viene seguito anche in cantina per i travasi e l’imbottigliamento.

Il terreno dei vigneti è lavorato secondo metodi tradizionali come l’impiego del vecchio aratro con il cavallo e non con il trattore, tutto con l’obiettivo di rigenerare e rivitalizzare il suolo così come avveniva con le generazioni passate. La scelta dell’aratro in sostituzione del trattore è mossa dalla volontà di mantenere inalterata la fauna del suolo (insetti, vermi e altri organismi utili a tenere lontani i parassiti).

Ma il risultato delle pratiche biodinamiche, sarà davvero migliore di quello ottenuto con pratiche biologiche? 

Vino biodinamico vs vino biologico 
La domanda è banale, ma scommetto che non sono pochi gli amatori del vino che sono giunti a questo quesito: il vino biodinamico è migliore di un vino biologico?
La risposta a questa controversa domanda la trovate nella nostra attenta analisi redatta nella pagina Vino biodinamico vs vino biologico.

 

 

Pubblicato da Anna De Simone il 23 febbraio 2015