VHT: la comunità come risorsa strategica

Azienda VHT

Un’idea green è certamente quella di VHT – Varese Hoisting Technology, perché punta a rilanciare l’economia non aspettando il grande investitore, magari dall’estero, ma facendo sistema delle energie del territorio e della comunità. L’azienda  è nata a gennaio 2012 a Bodio Lomnago (VA) con un capitale sociale di 4 milioni di euro: metà lo hanno garantito gli istituti di credito locali e metà lo hanno versato una quarantina di persone che credono nel progetto.

Così oggi i soci di VHT hanno quote che vanno dallo 0,5% al 10% e sono in buona parte gli fornitori di componenti o i system integrator che lavorano con l’azienda, ma anche altri imprenditori e semplici sostenitori. Una rete di azionariato diffuso territoriale che ha permesso a VHT di decollare e di chiudere il 2012 con un fatturato intorno ai 500mila euro.

L’idea imprenditoriale di VHT è stata quella di rilanciare il comparto dei sistemi tecnologici di sollevamento, già fiore all’occhiello dell’industria varesina, trasferendo conoscenze e competenze ai giovani e creando occupazione. “Una compagine sociale orizzontale e aperta che testimonia la voglia della comunità di rilanciare le attività produttive in un territorio che, a causa delle acquisizioni estere e della sfiducia degli imprenditori locali, sembrava votato alla deindustrializzazione”, ha affermato Libero Donati, amministratore unico di VHT.

Le tappe del piano industriale di VHT sono state: l’acquisizione della sede di Bodio Lomnago (15.500 metri quadri dismessi dalla Bticino), l’acquisto dei macchinari, le fasi di progettazione, sviluppo e test dei prodotti: componenti elettromeccanici per il sollevamento con gru (paranco elettrico a catena e a fune). A giugno si è svolto l’open day per presentarsi agli operatori del settore, a settembre le prime consegne, in Italia e all’estero, con richieste che sono andate oltre le aspettative.

“Dal mercato italiano ci sono state alcune belle sorprese – ha detto Donati – anche se in generale la contrazione è pesante visto che il nostro mercato di riferimento ha fatto segnare -40% in tre anni. Noi però continuiamo a tener fede ai nostri impegni e per crescere ci stiamo concentrando sui mercati esteri: economie emergenti come Brasile India, Sudafrica, Europa dell’Est, ma anche USA e Canada”.

 VHT non ha difficoltà a imporsi fra i competitor per la qualità dei prodotti, che hanno un elevato contenuto in esperienza ma anche un ottimo rapporto qualità-prezzo e sono sicuri. “Abbiamo raccolto attorno a noi, in una sorta di filiera corta, le migliori realtà produttive del territorio – ha aggiunto Donati –. Operiamo insieme convinti di una cosa: non meritiamo di essere spazzati via dalla storia industriale italiana, ma per andare avanti, a Varese come in tutta la Lombardia, dobbiamo mettere a fattor comune risorse ed energie per tagliare i costi ed essere competitivi”.

Attualmente VHT impiega 13 persone nella fase di start-up. Gli obiettivi sono giustamente ambiziosi: raggiungere 80 addetti in cinque anni e un fatturato, entro il 2016, di 24 milioni di euro. Il punto di break even è stato fissato nel corso del quarto anno di attività (il 2014), con un fatturato di circa 11 milioni di euro. Il piano di investimenti prevede, per i primi tre anni, 1,5 milioni di euro in ricerca e sviluppo, 500mila euro in infrastrutture e 3,5 milioni di euro per l’acquisto del sito produttivo di Bodio Lomnago.

Pubblicato da Michele Ciceri il 28 dicembre 2012