Vegetarianesimo: pro e contro

Vegetarianesimo - pro e contro

Il vegetarianesimo (o vegetarianismo) consiste nell’adottare una dieta alimentare che esclude tassativamente l’assunzione di carne di qualsiasi animale.

Il termine vegetarianesimo deriva infatti dalla parola inglese “vegetarian“: che vive e cresce come una pianta (“vegetable“). Interessante anche la derivazione latina di questo termine: vegetus significa infatti “vigoroso, attivo, in salute“. Fin dall’etimologia di questo termine le connotazioni sono quindi del tutto positive.

E’ importante sapere che all’interno del vegetarianismo si distinguono diverse tipologie di abitudini e regole alimentari che possiamo distinguere come segue, partendo dalle diete che comprendono una maggior varietà di alimenti fino ad arrivare a quelle più restrittive:

  1. Latto Ovo Vegetarianismo: oltre ad ammettere qualsiasi elemento vegetale prevede la possibilità di consumare prodotti derivati da animali in modo indiretto, come le uova, il latte, i formaggi, il miele, le alghe di tutte le tipologie, i lieviti (es. i funghi) e i fermenti lattici (e più in generale qualsiasi tipo di batterio).
  2. Latto Vegetarianismo: a differenza della precedente categoria non consente il consumo delle uova e, in alcuni casi dei lieviti (dieta induista vaishnava).
  3. Ovo Vegetarianismo: oltre a escludere le uova, esclude anche i latticini e i suoi derivati.
  4. Veganismo dietetico (o vegetalismo): ammette qualsiasi elemento di origine vegetale (inclusi lieviti, alghe e batteri) ed esclude tutti gli elementi di origine animale.
  5. Crudismo Vegano: prevede la possibilità di assumere qualsiasi cibo che non sia stato sottoposto a cottura con una temperatura superiore ai 40 gradi. Si tratta quindi ad esempio di  frutta, verdura, noci e semi, cereali e legumi.
  6. Fruttarismo: si tratta di una dieta che prevede di alimentarsi esclusivamente con frutta, frutta secca e semi, includendo anche gli ortaggi a frutto come pomodori, zucchine, cetrioli e peperoni.

E’ evidente che i regimi alimentari appena elencati, benché tutti compresi nel “vegetarianesimo” (o vegetarianismo)  hanno caratteristiche notevolmente diverse e apportano una varietà di elementi nutritivi differente.



In tutti i casi, i carboidrati sono il principale componente della dieta e la maggior fonte di energia, come raccomandato anche dagli studi medici sulle migliori tipologie di diete alimentari.

Anche il potenziale apporto proteico delle principali diete vegetariane può essere in linea con i valori raccomandati per assicurare una dieta bilanciata. Sono invece limitati gli apporti di acidi grassi saturi (SFA) con effetti benefici sulla salute, in relazione alla prevenzione delle malattie cardiovascolari.

Il vegetarianismo scongiura quasi totalmente il rischio di diventare obesi, soprattutto per la quantità ridotta di grassi previsti nella dieta (i grassi di origine animale sono in alcune delle tipologie di diete sopra citati del tutto azzerati), con molteplici effetti positivi sul nostro organismo.

I livelli di calcio, vitamina D e zinco possono essere invece al di sotto di quelli raccomandati nelle diete vegane.

Numerosi studi hanno confermato che anche gli atleti agonisti possono adottare una dieta vegetariana bilanciata, beneficiando di un adeguato apporto di carboidrati e di un ridotto apporto di grassi.

L’unico elemento giudicato come carente rispetto ai livelli consigliati dai nutrizionisti, in tutte le diete vegetariane tranne che in quella Latto-Ovo-Vegetariana e Latto-Vegetariana, è la vitamina B12 che è contenuta in carne, uova e latticini.

Per compensare questa mancanza è possibile consigliabile alla propria dieta latti vegetali, cereali o prodotti a base di soia. In alternativa è possibile assumere vitamina B12 tramite appositi integratori in capsule disponibili in farmacia, nei negozi specializzati in integratori alimentari o nelle sezioni dedicate agli integratori presenti in un numero crescente di supermercati.

L’assunzione di vitamina B12 è particolarmente importante nelle donne in gravidanza, per scongiurare problemi di salute (anche gravi) nel nascituro.

Vegetarianismo e sostenibilità

Le diete vegetariane hanno un livello di sostenibilità ambientale notevolmente più alto rispetto alle diete che prevedono l’assunzione di carne in quanto gli allevamenti di animali sono una delle principali cause dell’aumento di emissioni di CO2. Il principale agente inquinante derivante dagli allevamenti è il metano è prodotto dai processi digestivi del rumine di bovini, ovini e caprini e dall’evaporazione dei gas contenuti nel letame.

Uno studio della FAO (Food and Agricolture Organization) ha stabilito che oltre il 50% dei gas serra, e in particolare metano, anidride carbonica e protossido d’azoto sono la causa principale del riscaldamento globale e che il 51% di questi gas è emesso dagli allevamenti contro il 14% derivante dai servizi e dalle attività legate al trasporto via terra, via acqua e via mare.

Adottare una dieta vegetariana, disincentivando la creazione di nuovi allevamenti intensivi, è quindi un contributo importante alla tutela del nostro ambiente che rischia di essere compromesso in modo irreparabile dal riscaldamento globale.

Vegetarianismo ed etica

Una dieta che non preveda il consumo di carni animali può essere ispirata anche da ragioni etiche che si concretizzano nel rispetto per la vita e i diritti degli animali che negli allevamenti intensivi trascorrono l’intera vita in spazi angusti e in condizioni totalmente innaturali, con il solo fine di mettere a disposizione dell’uomo la carne di cui cibarsi.

Il rispetto dei diritti degli animali è un nostro dovere, soprattutto dopo che la scienza ha mostrato quante similitudini esistano con il genere umano, in termini genetici e fisiologici, compreso l’ambito della percezione del dolori e la sfera dei sentimenti.

Vegetarianesimo e religione

Un numero consistente di religioni prevedono limitazioni nel consumo della carne animale, alcune verso particolari tipologie e altre verso qualsiasi organismo animale.

Il vegetarianismo di ispirazione religiosa nasce a partire dal VI secolo a.C. con movimenti come l’Induismo, che invita al vegetarianismo, lo Zoroastrismo, basato sugli insegnamenti del profeta Zoroastro (o Zarathustra) che seguiva e predicava una dieta vegetariana, il Giainismo, nato in India, che raccomanda una dieta rigorosamente vegetariana e il Buddismo, che invita al rispetto di tutti gli esseri viventi.

Vegetarianismo nel mondo

Le diete vegetariane sono storicamente molto diffuse nei paesi orientali: in India ad esempio, oltre il 40% degli abitanti segue una dieta vegetariana.

Nell’ultimo decennio anche nei paesi occidentali le persone che seguono una dieta vegetariana sono sempre più numerose: in Gran Bretagna circa il 10% della popolazione è vegetariano, in Germania oltre l’8%, in Italia il 6,5% e negli Stati Uniti il 5%. Percentuali più basse sono state rilevate nei paesi dell’Est Europa.

La percentuale di popolazione vegetariana nel mondo è comunque in costante aumento e per il 2050 potrebbe i vegetariani nel mondo potrebbero essere in numero superiore rispetto agli onnivori.

Alcuni studi hanno rilevato una correlazione diretta tra il tasso di persone che seguono una dieta vegetariana e il livello di reddito pro capite: i nuclei famigliari con redditi più alti sono vegetariani in una percentuale superiore rispetto alla media.

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Pubblicato da Matteo Di Felice il 10 settembre 2015