Tarassaco in cucina

dente di leone fiori

Tarassaco in cucina: come cucinare e come usare il tarassaco in cucina. I fiori, le foglie, i colletti e le radici. Dalle ricette alle proprietà.

Del tarassaco in cucina si usa praticamente tutto: dalla radice alle foglie, dal colletto della pianta ai boccioli fiorali e si possono usare anche i fiori aperti! Il tarassaco è un’erba spontanea commestibile conosciuta con diversi nomi, per citarne alcuni:

  • dente di leone
  • soffione
  • pisciacane
  • piscialletto
  • ….

Appartiene alla famiglia delle composite o asteracee. Esistono diverse specie di taraxacum ma la specie Taraxacum officinale è la più comune. In Italia si può raccogliere ovunque, non dovete interrogarvi su dove comprare il tarassaco: è una pianta perenne presente in tutto l’anno tanto con le temperature rigide invernali, tanto con il caldo estivo. Potete raccoglierlo nelle località di mare così come in montagna, fino a 2.00 metri di quota. Cresce in pieno solo o a mezz’ombra. Nel giardino di casa cresce come erba infestante e non è neanche facile da debellare (è molto resistente).

Il tarassaco in cucina: la radice

Le radici di tarassaco sono molto carnose e se raccolte giovani possono dare tante soddisfazioni al palato. Vi state chiedendo come cucinare le radici di tarassaco? Semplice, vi basterà lessarle o cuocerle al forno, sono succulente come le patate quindi hanno impieghi analoghi. Usatele per puree, minestroni, zuppe o creme da arricchire con besciamella e formaggi.

L’unica condizione per poter cucinare in sicurezza le radici di tarassaco consiste nel farle bollire in abbondante acqua: in caso contrario potrebbero avere un gusto amaro. Bisogna che facciate un po’ di pratica prima di capire quale radice è buona da destinare in cucina: se il tarassaco è vecchio e già ha raggiunto un paio di fioriture, la radice potrebbe essere troppo amara. La radice cruda, al pari di una carota, può essere grattugiata o tagliata a jiulienne finissima da aggiungere all’insalata.

tarassaco

Il tarassaco in cucina: le foglie

Le foglie di tarassaco hanno un sapore leggermente amarognolo ma gradevole. Si possono aggiungere a insalate miste o potete preparare un’insalata di foglie di tarassaco con cipolla rossa di Tropea (che è più dolce), carota, finocchi, pomodori o un’insalata di verdura e frutta: foglie di tarassaco, mele, pere, kaki… Quando le foglie sono meno giovani (quindi più amare) è meglio servirle cotte. Nell’articolo come cucinare il tarassaco vi abbiamo dato la ricetta delle polpette di tarassaco. Una volta lessate (in abbondante acqua, così hanno modo di scaricare i principi attivi che ne caratterizzano il gusto amaro) potete condirle a piacere ripassandole in padella con aglio e olio o cipolla e pancetta. Per misti di verdure, è gustoso l’abbinamento culinario foglie di tarassaco e bieta, da cuocere separatamente. Il tarassaco, una volta cotto, va strizzato.

Tarassaco in cucina: il colletto

Come premesso, anche il colletto della pianta si può mangiare. Il colletto è quella porzione di pianta che separa la radice dalla parte che esce in superficie. E’ l’anello di giunzione tra sottosuolo e parte aerea. Potete cuocerli al vapore o scottarli in acqua bollente. Dovete però prestare molta attenzione a lavarli bene perché sono ricchi di terreno. Una volta cotti (al vapore o sbollentati) passateli in padella. Se preferite la cottura al forno, usate un contenitore con coperchio altrimenti si seccano (come tutte le verdure, anche il colletto di tarassaco si secca facilmente).

Cucinare i fiori di tarassaco

Anche i fiori di tarassaco in cucina hanno un ruolo da protagonista. I fiori sbocciati si possono usare per un gran numero di decorazioni mentre i fiori in boccio (i boccioli chiusi e non ancora fioriti) si possono scottare in padella con olio, possono arricchire insalate oppure dare vita a gustosi sughi, frittate o stufati!

tarassaco in cucina

I fiori, quando ancora chiusi, possono essere usati crudi (solo se teneri, assaggiatene prima un po’ perché se vecchi rischiano di essere amari e rendere amara l’intera portata). I fiori di tarassaco chiusi si possono conservare in salamoia o sotto sale proprio come si fa con i capperi.

I fiori aperti si possono consumare interi o in padella, tuttavia il loro uso in cucina è soprattutto ornamentale. Sono molto fibrosi e possono essere usati anche nei risotti sia crudi per decorazione, sia cotti come condimento. Con i fiori di tarassaco si può fare un’insolita marmellata. Per la ricetta della marmellata di tarassaco vi rimandiamo alla pagina confettura di tarassaco.

Tisane con il tarassaco

Piccola curiosità: sapete perché il dente di leone è chiamato anche pisciacane o piscialetto? Per le sue spiccate proprietà diuretiche e quindi depurative. Grazie alle sue proprietà, il tarassaco può essere impiegato per la preparazione di  tisane disintossicanti e depuranti per l’organismo. In alternativa all’infuso fai da te che può risultare troppo amaro, è possibile acquistare delle tisane pronte all’uso come la Tisana Depurativa Bonomelli a base di estratto di tarassaco, ortica, cardo mariano e curcuma. Una confezione da 16 filtri costa 2,23 euro. Si consiglia di consumare 2 tazze di tisana al giorno in qualsiasi momento della giornata. Si prepara come il classico tè: si versa l’acqua bollente in una tazza contenente il filtro e si lascia in infusione per 4 – 5 minuti. La tisana unisce le proprietà diuretiche del tarassaco al gusto speciale della curcuma, all’ortica e del cardo mariano piante famose per le proprietà purificanti.

Tarassaco in cucina e altre erbe spontanee commestibili

Se siete appassionati di erbe commestibili e piante selvatiche da usare in cucina, vi consiglio l’acquisto della Guida pratica alle Buone erbe divisa in due volumi. Nel Volume 1 vi è un intero capitolo dedicato al tarassaco con tante ricette e istruzioni per usare i fior, le foglie e le sue radici in cucina e come rimedio naturale per diversi disturbi. Per maggiori informazioni sui contenuti dei manuali citati e l’elenco delle erbe commestibili trattate, vi invito a consultare le pagine:

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Pubblicato da Anna De Simone il 19 maggio 2016