La super-turbina che promette un futuro green

Alessandro Leghi

Turbine con rendimento finale oltre il 100%? Alessandro Leghi ne ha un prototipo in casa, e sostiene che “se perfezionate, ingegnerizzate e sufficientemente diffuse, ridurrebbero notevolmente tutti i problemi ambientali legati alla produzione di energia da motori a combustione”. L’idea è nata nel 2003, il prototipo è stato completato nel 2012 quando Alessandro e suo fratello hanno dimostrato come è possibile, da un punto di vista meccanico, spingere sull’albero turbina 1900 W meccanici con una potenza di spinta meccanica pari a 330 W.

1) Quando e perché avete iniziato a lavorare per una “super turbina”?

Quella che ho definito “super turbina” tecnicamente è la soluzione razionale a un problema emotivo negativo. Nel 2003 stavo terminando di costruire casa e dovevo pensare agli allacciamenti energetici, avevo messo dei pannelli solari termici ma non ero soddisfatto: non erano sufficienti, volevo l’indipendenza energetica e risolvere definitivamente i problemi ambientali legati alla produzione di energia da motori a combustione. Alla fine è arrivata lei: la turbina perfezionata CCS.

2) Come è possibile un rendimento finale superiore al 100%?

Questa nuova “turbina” è il risultato di un nuovo modo di accoppiamento fra un qualsiasi motore (es. elettrico) e il corrispettivo fornitore di potenza (es. alternatore). Il motore,  quando è azionato e la turbina è a regime, spinge energia meccanica sull’alternatore in maniera tale che la quantità di energia elettrica prodotta dall’alternatore è maggiore di quella consumata dal motore.

Praticamente la quantità di energia elettrica erogata dall’alternatore è maggiore di quella consumata dal motore che la usa per sostenere la turbina. 

3) Come funziona? Su quali principi fisici vi siete basati?

Nelle relazioni brevettuali si descrivono diverse decine di assetti della turbina ma il principio fisico, più o meno elaborato a seconda dell’assetto, è vecchissimo ed è quello della classica macina spinta da un asino.

Sostituendo all’asino la puleggia di un qualsiasi motore e alla macina la puleggia del corrispettivo fornitore di potenza il gioco è fatto. L’equilibrio di energie cinetiche su velocità diverse porta alla conclusione corretta. Il fornitore di potenza su una velocità ridotta per esprimere la stessa energia cinetica produce più potenza dell’elemento di spinta.

4) Oggi avete un prototipo? Che costi ha questo tipo di macchina “super” rispetto alle ordinarie?

Il prototipo che ho realizzato con mio fratello dimostra da un punto di vista meccanico la possibilità di ottenere free energy da energia meccanica. Il prototipo chiarisce, facendo riferimento alla classica macina, la differenza fra mantenere la “macina” in postazione fissa e fare ruotare il “suo solco” oppure farla ruotare nel solco come avviene da migliaia di anni.

I costi delle turbine ordinarie sono a mio parere elevatissimi, mentre se ingegnerizzate e industrializzate, i costi di queste tipologie di turbine dovrebbero ridursi drasticamente ed essere alla portata di molti. Le migliori turbine hanno un rendimento che va appena oltre il 30-35%, queste ben oltre il 100%.

5) Dove potrebbero essere utilizzate? In che settori? Con che risultati?

Tecnicamente possono sostituire qualsiasi tipo di turbina o motore convenzionale. La bontà della riuscita risiede nell’ingegnerizzazione e nella capacità di ridurre le dimensioni al minimo indispensabile o di ottenere la massima prestazione.

Si auto-alimentano e si auto sostengono semplicemente con la presenza di aria e acqua oppure con l’energia elettrica che auto producono. Potremmo avere turbine in versioni elettriche, pneumatiche o idrauliche. Potremmo avere navi che si “muovono ad acqua”, autoveicoli che si “muovono ad aria”…. Lascio spazio alla fantasia di tutti…..

6) Quali risvolti ambientali ci sono?

Queste turbine, se perfezionate, ingegnerizzate e sufficientemente diffuse, ridurrebbero notevolmente tutti i problemi ambientali legati alla produzione di energia da motori a combustione. L’uso e la diffusione di questa nuova tecnologia permetterebbero di garantire una maggiore sicurezza climatica o meglio una minore interferenza delle attività umane con il sistema terra e le sue leggi naturali.

Si potrà produrre energia “green” anche senza sole, senza vento e senza salti di acqua semplicemente costruendo macchine che “lavorano” secondo il principio già visto che ha un sapore vecchissimo ma che è “sfuggito” per diverso tempo.

Non bisogna però scordarsi che free-energy, energia a basso costo, non significa raffrescare o riscaldare in eccesso: sarebbe comunque un disastro ambientale dovuto ad un inquinamento “pulito”.

7) Quali risvolti sociali?

L’entità dei risvolti sociali dipende da quanto la turbina sarà industrializzata e quanto sarà diffusa e innanzitutto da quando questa idea verrà capita e apprezzata.

Fra tanti se e ma, si può dire che non ci sarà più la necessità di concentrare in poche aziende la totale produzione di energia, non sarà più necessario ricercare, estrarre, trasformare e trasportare alcun combustibile.

Spero che la scelta ricada su una diffusione capillare della produzione di energia con un gran beneficio in termini di posti di lavoro, che in questi momenti di crisi risolverebbero un bel po’ di problemi.

Pubblicato da Marta Abbà il 14 dicembre 2012