Sembra fantasia, ma vive davvero negli abissi del Mediterraneo.

In occasione della Giornata mondiale degli oceani, celebrata l’8 giugno, l’Ispra accende i riflettori su una delle creature più rare e sorprendenti dei fondali marini: il polpo dumbo, nome scientifico Insigniteuthis calypso.

Piccolo, misterioso e dall’aspetto quasi fantastico, questo cefalopode sembra uscito da un disegno animato. In realtà vive negli abissi del Mediterraneo, dove è stato osservato a circa 1.700 metri di profondità.

Il polpo che ricorda un elefantino

Polpo dumbo fotografato negli abissi, piccolo cefalopode arancione su sfondo nero con pinne simili a orecchie.

A rendere inconfondibile il polpo dumbo sono le sue piccole pinne laterali, simili alle orecchie del celebre elefantino Disney da cui prende il nome comune.

Nonostante l’aspetto curioso e quasi tenero, si tratta di una specie ancora poco conosciuta. Il polpo dumbo è un cefalopode bentopelagico, cioè vive in prossimità dei fondali ma può muoversi anche nella colonna d’acqua.

Le sue dimensioni sono ridotte: misura infatti meno di 10 centimetri. Proprio per questo, e per l’ambiente estremo in cui vive, gli avvistamenti sono estremamente rari.

Una specie osservata raramente

Fino a pochi anni fa, la conoscenza del polpo dumbo nel Mediterraneo derivava quasi esclusivamente da catture accidentali. Gli studiosi avevano quindi a disposizione poche informazioni sul comportamento, sulla distribuzione e sull’habitat naturale della specie.

Le recenti esplorazioni dei fondali hanno cambiato questo scenario, permettendo ai ricercatori di osservare l’animale direttamente nel suo ambiente.

Il ruolo delle campagne Ispra

La documentazione del polpo dumbo è stata resa possibile grazie alle campagne di esplorazione condotte da Ispra nell’ambito del progetto PNRR MER – Seamounts.

Queste attività hanno consentito di ampliare le conoscenze sulla biodiversità degli ecosistemi profondi del Mediterraneo, aree ancora in gran parte inesplorate e fondamentali per comprendere lo stato di salute degli oceani.

L’osservazione di una specie tanto rara rappresenta un contributo importante per la ricerca scientifica e conferma quanto gli abissi custodiscano forme di vita straordinarie, fragili e ancora poco note.