Vegetarianismo e religione

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Analizziamo il legame che vi è tra vegetarianismo e religione. Dalla religione cristiana alle religioni originatesi nell’antica India. 

Molte vegetariani asseriscono alla causa motivazioni religiose. Anche qui in Italia non mancano movimenti cattolici vegetariani e interpretazioni delle parole del Vangelo. In questo articolo parleremo di religioni dharmiche (le religioni indiane) e religioni abrahamiche o abramitica (come il cristianesimo).

Religioni vegetariane

Veganismo e vegetarianismo nelle religioni orientali e occidentali.

In effetti, il vegetarianismo è legato a una serie di religioni antiche di origine indiana:

  • jainismo
  • induismo
  • buddismo

In queste tre religioni citate, essere vegetariani è un obbligo di fede. In particolare nell’induismo e nel buddhismo di Mahayana, il vegetarianismo è sostenuto dalle “sacre scritture” di queste religioni e anche dalle autorità religiose di riferimento.

In parallelo, le religioni abrahamiche come il nostro cristianesimo o il giudaismo, vedono il vegetarianismo come scelta facoltativa del cammino di fede. Nella religione cristiana, per esempio, le autorità non promuovono attivamente il vegetarianismo per motivi religiosi ma non mancano gruppi di vegetariani mossi da motivazioni religiose. Stesso discorso per le altre religioni abrahamiche come l’ebraismo o l’islamismo.

Le religioni abrahamiche lasciano libertà di scelta sul regime alimentare da seguire. Il cristianesimo è la religione più diffusa al mondo con circa 2,5 miliardi di fedeli.

La maggior parte di religioni indiane verte su scuole di pensiero che vietano il consumo di carne. Di conseguenza, l’India è la patria con il numero maggiore di vegetariani rispetto alle altre nazioni del mondo.

Per fare un paragone, nel 2002 il consumo procapite di carne in India è stato di 5,2 kg mentre negli USA è stato di 124,8 kg. Delle religioni che praticano vegetarianismo mettiamo in evidenza alcuni aspetti.

Janismo o Gianismo

Nel gianismo il vegetarianismo è un atto di fede legato alla “nonviolenza”. La parola “ahimsa”, letteralmente significa “nessuna ferita”. Il vegetarianismo è considerato obbligatorio per fede.

In questa religione abbiamo sia vegetariani puri (vegani) sia lacto-vegetariani (vegetariani che consumano latte e derivati). Nel gianismo non è consentito l’uso e il consumo di prodotti ottenuti anche da animali morti spontaneamente.

Il principio di nonviolenza di questa religione si spinge ben oltre il regno animale. I religiosi cercano di non causare sofferenza a qualsiasi essere vivente, microrganismi e regno vegetale compreso. Questo porta i fedeli a evitare di mangiare radici, tuberi come la patata, l’aglio e altre piante che necessitano lo sradicamento (quindi l’uccisione) completo.

Lo scopo dell’ahimsa è quello di evitare l’accumulo di karma negativo. Per i fedeli, la nonviolenza è essenziale per tutti e bisogna perseguirla in modo scrupoloso su base quotidiana.

Questa religione, apparentemente così pura e ammirevole non è priva di “effetti collaterali” (passatemi il termine!). I fedeli cadono spesso nell’ascetismo, cioè quel complesso di pratiche che vertono alla conquista delle perfezione. L’umano cerca di superare il mondo della carne e innalzare lo spirito liberandosi così “dalla schiavitù” che lega il corpo al mondo materiale.

Induismo

Nel tempo, molte pratiche indu hanno subito modifiche così non mancano diverse scuole di pensiero. Anche se il vegetarianismo è parte integrale di questa religione, molte comunità indù non osservano una dieta vegetariana.

Si può dire che l’induismo è nato come una religione vegetariana ma che con il tempo ha subito molte modifiche.

Anche in questo caso il vegetarianismo è legato al principio della nonviolenza (Ahimsa) e anche nell’induismo il tentativo è quello di evitare l’accumulo di karma negativo attraverso l’inflizione di sofferenza agli animali.

Può sembrare in contrapposizione alla nonviolenza ma nell’induismo l’uccisione volontaria degli animali è una pratica di fede nota come sacrificio. Nell’induismo l’alimentazione carnivora è incentivata da un rituale che prevede il sacrificio di un animale per onorare un dio indù. In Nepal, per onorare la dea indù Gadhimai, ogni 5 anni il rituale religioso vede la macellazione di 250.000 animali. Il sacrificio di Jhatka Bali è molto comune nei santuari della dea Kali.

Buddismo

Il primo precetto buddista vieta l’uccisione indistinta di persone o animali.

Ai primi monaci buddisti era vietato avere esigenze alimentari di ogni sorta: non potevano chiedere cibo ne’ chiedere soldi per l’acquisto di alimenti. Dovevano accontentarsi degli alimenti che ricevevano in donazione (carne compresa). I monaci e le monache buddiste della scuola Theravada (che oggi prenomina in Cambogia, Birmania, Laos, Tailandia, Sri Lanka) continuano a seguire questa “regola”.

I buddisti cinesi, coreani, giapponesi e di altri paesi, seguono il buddhismo mahayana. Qui anche i monaci possono coltivare e provvedere alla propria alimentazione senza doversi adattare alle donazioni. I monaci che seguono il Buddhismo Mahayana possono usare il denaro per acquistare il cibo.

Il vegetarianismo nella religione buddista è da sempre stato fonte di dibattito. Alcune scuole di pensiero vedono divieti specifici per l’ingestione di carne, escludono infatti carne umana, carne di elefanti, di cavalli, di cane, serpenti, orsi, iene, tigri, pantere, leoni… D’altra parte, alcune scuole di pensiero buddiste escludono completamente l’ingestione di carne.

Per altre informazioni: cosa possono mangiare i vegetariani

Pubblicato da Anna De Simone il 9 settembre 2017