
Grave episodio di bracconaggio nel Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, dove in pochi giorni sono stati trovati dieci lupi morti in due distinti episodi.
Il primo ritrovamento è avvenuto nel Comune di Alfedena, in località San Francesco, dove una pattuglia di guardiaparco ha rinvenuto cinque esemplari senza vita. I primi rilievi, effettuati anche con il supporto delle unità cinofile antiveleno, fanno emergere l’ipotesi di esche avvelenate.
Un secondo episodio analogo si è verificato a Pescasseroli, dove altri cinque lupi sono stati trovati morti. Le indagini, coordinate dalla Procura di Sulmona, sono in corso con il coinvolgimento dei carabinieri forestali e dell’Istituto zooprofilattico.
L’ipotesi veleno: una minaccia per tutto l’ecosistema
Secondo i primi accertamenti, la causa più probabile è l’avvelenamento, una pratica illegale e altamente pericolosa.
Il veleno, infatti, colpisce indiscriminatamente fauna selvatica, animali domestici e persino esseri umani, mettendo a rischio l’intero equilibrio degli ecosistemi.
Il Wwf: “Uno dei crimini più gravi degli ultimi anni”
Durissima la reazione del WWF Italia, che definisce l’accaduto “uno dei più gravi crimini contro la natura degli ultimi dieci anni”.
L’associazione sottolinea come il lupo rappresenti un elemento fondamentale per la biodiversità italiana:
eliminarlo significa compromettere l’equilibrio naturale e cancellare decenni di tutela ambientale.
Un clima crescente di ostilità verso il lupo
L’episodio si inserisce in un contesto più ampio e preoccupante. Pochi giorni prima, in Toscana, altri due lupi erano stati uccisi e mutilati.
Secondo il WWF, si tratta di segnali di una deriva sempre più diffusa, alimentata anche da scelte politiche che hanno portato al declassamento dello status di protezione del lupo.
Una decisione che, secondo le associazioni ambientaliste, rischia di legittimare comportamenti illegali e incentivare il bracconaggio.
Indagini in corso e richiesta di giustizia
In attesa dei risultati ufficiali delle analisi necroscopiche, il WWF chiede massimo impegno per individuare i responsabili.
L’associazione ha già annunciato che, in caso di processo, si costituirà parte civile per questo grave reato ambientale.
Allo stesso tempo, viene richiesta un’azione concreta:
- rafforzamento dei controlli sul territorio
- intensificazione delle indagini
- maggiore prevenzione dei conflitti tra uomo e fauna
Non solo biodiversità: una questione di legalità
Anche l’associazione “Io non ho paura del lupo” invita a riportare il tema su un piano scientifico e razionale, evitando narrazioni distorte.
Secondo l’organizzazione, episodi come questo non riguardano solo la tutela di una specie, ma mettono in discussione la capacità del sistema di gestire il rapporto tra uomo e natura.
Ignorare questi segnali, avvertono, significherebbe accettare un progressivo indebolimento delle politiche ambientali e della credibilità delle istituzioni.
