Pomodoro cuore di bue: coltivazione e ricette

Pomodoro cuore di bue

Pomodoro cuore di bue, protagonista di molte ricette, non solo estive ma soprattutto estive. E’ un alimento molto sano e ricco di vitamine, contiene molta acqua quindi quando fa caldo, idrata, ma non contiene solo acqua, quindi da il suo contributo per quanti riguarda energie e soprattutto vitamine e sali minerali.



Pomodoro cuore di bue: coltivazione

E’ arrivato da oltre oceano, dagli Stati Uniti, suo paese di origine, verso il 1500 e si è diffuso in tutta Europa, soprattutto nei luoghi dove il clima è temperato e assolato. Italia in primis. E’ in fatti facile vedere il pomodoro cuore di bue sia nei giardini sia negli orti anche privati. Possiamo coltivarlo noi stessi se abbiamo un piccolo spazio verde: non è difficile.

Il clima mediterraneo di cui l’Italia gode è perfetto per il pomodoro cuore di bue che richiede una temperatura media di circa 23 gradi, se si va oltre c’è il pericolo che il pomodoro si danneggi o si decolori, perdendo anche gusto e proprietà.

I semi di pomodoro cuore di bue sono reperibili anche on line, una bustina su Amazon costa meni di 2 euro, una volta ben coltivato, può essere raccolto da marzo a luglio, oppure da giugno a settembre, a seconda che si tratti di una coltura primaverile o autunnale.

Pomodoro cuore di bue

Pomodoro cuore di bue: calorie

Esistono pomodori di questo tipo di varie dimensioni, in media si può stimare che un paio di essi contengano 32 calorie. Questo solo per far capire che anche chi è a dieta, non deve preoccuparsi minimamente di questo alimento.

Pomodoro cuore di bue: proprietà

Al di là del numero di calorie, il pomodoro cuore di bue è ricco di sostanze interessanti e utili per il nostro organismo. Contiene sì glucosio e fruttosio, responsabili del suo sapore dolce, ma anche acido citrico e malico. Il suo succo è dissetante e con proprietà astringenti e diuretiche.

Tutti i pomodori, questo e gli altri, fanno bene anche perché ricchi di licopene, sostanza antiossidante che rallentare la proliferazione delle cellule tumorali. Meglio consumarli maturi, per approfittare al meglio dei benefici, ma i pomodori cuore di bue sono comunque sempre consigliati. Amati anche da chi in generale non simpatizza per la categoria, perché la polpa è saporita, non molto ricca di acqua e con pochissimi semi.

Pomodoro cuore di bue: malattie

Alcune malattie da cui può essere colpito il pomodoro cuore di bue sono causate dall’attacco di funghi, l’oidio, ad esempio, oppure la cladosporiosi, il marciume azotato, la muffa grigia. Ci sono anche i batteri tra i nemici di questo pomodoro, lo possono rovinare facendo comparire macchie e “picchiettature” anche sulle foglie oltre che sulla buccia. Per non parlare dei guai che sono provocati dai virus, favoriti da parassiti come: l’afidone della patata, l’afide nero della fava, i tripidi ecc.

La malattie del pomodoro cuore di bue che danneggiano le radici sono legate alla presenza di elateridi oppure di nematodi, i frutti sono invece presi di mira dalle cimici e le foglie dal ragnetto rosso.

Pomodoro cuore di bue

Pomodoro cuore di bue: ricette

Insalate a parte, il pomodoro cuore di bue è protagonista anche di ricette più elaborate e invernali come quella che lo vede cucinato al forno. Per 4 persone ne servono 3, grossi, da farcire con 2 cucchiai di pane grattugiato, prezzemolo, basilico, timo e origano. Per dare sapore si aggiunge poi uno spicchio di aglio, sale e peperoncino.

Lavati e tagliati a fette i pomodori vanno sparsi su una teglia da forno rivestita di carta antiaderente leggermente oleata e poi spolverati con il pane grattugiato e tutte le erbe e spezie che desideriamo aggiungere, con un filo d’olio e un pizzico di sale. Non resta poi che cuocere in forno a 180°per 40 minuti.

Pomodoro cuore di bue gigante

Ci sono dei pomodori di questo tipo che possono raggiungere dimensioni impensabili. Più un frutto è grande più le sue costole sono accentuate, ciò accade per entrambe le varietà che esistono: Arawak e di Albenga.

Il primo pomodoro cuore di bue è quello che possiamo coltivare anche in Italia, soprattutto in Liguria e in Piemonte, assomiglia ad una pera, nelle forme, e ha le costole meno accentuate rispetto alla varietà di Albenga che è l’unione di varie specie. Le sue caratteristiche principali sono il sapore dolce-poco acidulo e una forma più costoluta. Oltre ad un colore che più che rosso, sembra arancione.

Se vi è piaciuto questo articolo continuate a seguirmi anche su TwitterFacebookGoogle+, Instagram 

Ti potrebbe interessare anche:

Pubblicato da Marta Abbà il 15 maggio 2017