La coltivazione del miscanto

miscanto

La resa produttiva media di una coltivazione di miscanto è di circa 15-25 tonnellate di sostanza secca per ogni ettaro di terreno ogni anno, con punte di 30 t/ha/anno. Dal punto di vista idrico, l’efficienza nell’uso dell’acqua in condizioni ottimali è superiore a quella della canna comune (un’altra delle cosiddette colture energetiche) con una produzione di sostanza secca stimabile in 11-14 grammi per ogni litro d’acqua. Questi valori si riferiscono al genotipo Miscanthus Giganteus.

I livelli ottimali di produzione di miscanto sono stati ottenuti con una densità di impianto di circa 20mila rizomi per ogni ettaro di terreno (il dato è di Veneto Aricoltura), anche se mediamente le coltivazioni prevedono una densità non superiore a 12-15mila rizomi per ettaro. Ciò dipende soprattutto dal costo di acquisto, abbastanza alto, del materiale di propagazione.

La biomassa di miscanto si raccoglie preferibilmente nel tardo inverno, dopo che la maggior parte delle foglie è caduta a terra spontaneamente e prima che arrivino le prime piogge primaverili. In questo periodo il contenuto idrico della biomassa di miscanto è di solito inferiore al 15% e non si rende necessario un successivo processo di essiccazione.

Dal punto di vista della quantità, la produzione annua di biomassa di miscanto sale nei primi quattro anni, per poi stabilizzarsi dal quarto anno in poi. La biomassa prodotta nel primo anno però è scarsa e di solito non viene raccolta preferendo effettuare una trinciatura in campo e lasciarla al suolo come strato di pacciamatura che protegge il suolo dall’erosione, contribuisce a controllare le infestanti, mantiene umido il terreno evitando l’eccessiva evaporazione e protegge i rizomi dal freddo.

Per quanto riguarda il concime, la coltivazione del miscanto non richiede interventi particolari, che si possono anche evitare, e comunque dipende dal contenuto originario del terreno in potassio e fosforo. Normalmente nel primo impianto il terreno viene preparato con un’aratura a 30 centimetri di profondità seguita da due erpicature. I rizomi vengono trapiantati di solito con una trapiantatrice per patate modificata in grado di porre gli impianti a una profondità di 15 centimetri.

Alcuni problemi ‘tecnici’ ancora irrisolti riguardano la raccolta del miscanto. Se viene fatta mediante falcia-trincia-caricatrice essa comporta la raccolta di materiale senza foglie, la biomassa è pulita perché non tocca il terreno ma la densità scende. La raccolta con il sistema dello sfalcio-imballatura invece permette di raccogliere una parte delle foglie cadute a terra facendo salire la densità ma producendo una biomassa di minor qualità perché contenente particelle di terreno.

Il miscanto fa parte delle cosiddette colture energetiche o colture dedicate, cioè destinate a dare biomassa per la produzione di energia, da cui si ricavano anche i biocarburanti di seconda generazione. Dal punto di vista botanico il miscanto appartiene alla famiglia delle graminacee ed è originaria dell’Asia.

Molto interessante è l’opuscolo informativo sul miscanto realizzato dalla Agriculture and Food Development Authority della Gran Bretagna, in collaborazione con l’Agri-Food and Biosciences Institute. L’opuscolo offre una guida completa su tutte le best practice da adottare per coltivare con successo il miscanto e per ottimizzarne la resa, durante tutte le fasi della sua produzione. Interessante anche la stima di costi di produzione del miscanto per ettaro fino ad arrivare a una simulazione di conto economico. Infine sono indicati indirizzi e riferimenti di società ed Enti governativi che possono fornire maggiori informazioni sulla coltivazione del miscanto.

Pubblicato da Michele Ciceri il 2 aprile 2014