Che cosa sono i biocarburanti di seconda generazione?

biocarburanti

Si parla di biocarburanti di seconda generazione, ma che cosa e quali sono? Sono i biocarburanti prodotti con tecniche di produzione che non comportano sottrazione di terreno agricolo alla produzione alimentare o cambi di destinazione agricola. Risolvono in pratica il problema di fondo dei biocarburanti di prima generazione che hanno vantaggi e svantaggi perché, per dirla breve, rischiavano di riempirci il serbatoio svuotandoci il piatto.

Secondo la definizione del Gestore Servizi Energetici GSE, i  biocarburanti sono carburanti per i trasporti, in forma liquida o gassosa, ricavati da biomassa. I principali biocarburanti (prima generazione) sono il biodiesel, il bioetanolo e il biometano. Per il biodiesel servono olio di mais, di colza o di palma. Per il bioetanolo il mais o le barbabietole, per il biometano il biogas purificato.

Oggi però ci sono i biocarburanti di seconda generazione che sono prodotti con altre tecniche e altre materie prime, per esempio legno e cellulosa, la coltivazione delle alghe o la coltivazione del miscanto, un arbusto appartenente alla famiglia delle graminacee che può essere coltivato in terreni residuali. In alcuni casi si tratta di tecniche ancora sperimentali, in altre si è già arrivati alla commercializzazione dei prodotti.

I biocarburanti di seconda generazione sono numerosi e vengono identificati con termici tecnici e acronimi. I principali sono il gasolio sintetico da biomassa (detto FT-liquids), che è prodotto con processi analoghi a quelli utilizzati per la produzione di carburanti sintetici dal carbone, il dimetil-etere, il bio-metanolo e le miscele di composti organici ossigenati chiamate BTL Biomass to liquids.

Biocarburante di seconda generazione è anche il green diesel o hydrodiesel, ma chiamato anche biodiesel di seconda generazione. Si tratta di un biocarburante ottenuto da oli e grassi vegetali e animali o da processi di pirolisi rapida di biomasse di legno e cellulosa passando per lo stadio di bio-olio.

Altro biocarburante di seconda generazione è l’etanolo, che è ottenuto da processi di idrolisi enzimatica di materiali lignocellulosici e che è oggetto di ricerca già dagli anni Settanta. La produzione di etanolo da cellulosa, che appunto non è nuova, è considerata particolarmente interessante ed è oggetto di investimenti da parte di alcuni importanti operatori industriali.

Ci sono infine i biocombustibili come il biodiesel dalle alghe ricavati dall’olio proveniente da colture di microalghe. Su questi sono in corso numerose attività di ricerca sperimentale che potrebbero portare a delle interessanti applicazioni di mercato.

Pubblicato da Michele Ciceri il 1 aprile 2014