Isolamento intradosso del sottotetto

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Un isolamento intradosso del sottotetto è interessante per la facilità di realizzazione e i limitati disagi dell’intervento. Nulla a che vedere con l’isolamento della copertura dall’esterno, che richiede la predisposizione di ponteggi e la rimozione temporanea del manto (con conseguente inagibilità dei locali sottostanti).

Anche i risultati però saranno diversi: un isolamento intradosso del sottotetto, per bene che sia fatto, non avrà le stesse prestazioni termiche rispetto alla coibentazione esterna del tetto in falda, anche se rispetto alla mancanza totale di isolamento la differenza sarà notevole.

Un isolamento intradosso del sottotetto dicevamo è un’operazione abbastanza semplice perché si fa dall’interno e basta applicare uno strato di isolante sulla faccia inferiore della copertura. Certo bisogna tenere conto del fatto che se il sottotetto è abitato serve anche prevedere una finitura, generalmente con dei pannelli o una perlinatura di legno che fanno salire un po’ i costi.

Gli stessi pannelli di finitura dell’isolamento intradosso del sottotetto possono essere costituiti da materiale isolante, per esempio sughero o fibra di legno, e successivamente intonacati dall’interno. Sempre nel caso di sottotetti abitati, una situazione sempre più frequente, servirà preoccuparsi di usare un materiale isolante che non rilascia polveri e che sia abbastanza igroscopico e traspirante per garantire un sufficiente comfort abitativo. Servirà anche mettere in preventivo la rinuncia a qualche centimetro nell’altezza disponibile dei locali, il che a volte rappresenta un problema.

Nel caso di un sottotetto non abitato le cose si fanno decisamente più semplici e l’isolamento intradosso della falda può essere sostituito da un isolamento estradosso dell’ultima soletta, cioè del pavimento stesso del sottotetto. Questa, nel caso di sottotetti non abitati, è la soluzione che presenta il miglior rapporto prezzo-prestazioni.

L’isolamento estradosso dell’ultima soletta in un sottotetto non abitato può essere fatto stendendo semplicemente a terra del materiale isolante – per esempio lana di roccia, lana di vetro o lana di pecora – oppure con dell’isolante sfuso. In quest’ultimo caso  è ottimo il sughero in granuli che può essere lasciato tal quale nello spessore desiderato oppure solidificato con resine vegetali, così da ottenere un sottofondo calpestabile.

Isolamento esterno estradosso della falda, isolamento interno intradosso del sottotetto ed isolamento interno estradosso dell’ultima soletta sono i tre sistemi per limitare le dispersioni di calore dal tetto (che possono arrivare al 30-40% delle dispersioni totali negli edifici di piccole dimensioni) e per proteggere la copertura dall’insolazione e dall’eccessiva calura estiva.

Pubblicato da Michele Ciceri il 17 febbraio 2014