Il bilancio ecologico degli oggetti

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Ogni oggetto ha un proprio bilancio ecologico che si basa su salubrità, durata, inquinamento dei processi produttivi, e ovviamente prezzo. Prendiamo per esempio le stoviglie: una pesante pentola con il doppio fondo che consente di cucinare anche senza grassi o una robusta padella di rame di quelle che durano una vita sono un investimento infinitamente migliore di una comune padella antiaderente al teflon, che dura poco e il cui uso è sconsigliabile per la salute.

La padella al teflon va buttata via ai primi segnali di graffio e degrado, per evitare di ingerire sostanze cancerogene, e la sua durata dunque non arriva ad ammortizzare l’impatto ambientale legato alla sua produzione. La padella con il doppio fondo o quella di rame costano di più, certo, ma se si valutano durata, salubrità e inquinamento ambientale, il loro bilancio ecologico è di gran lunga migliore.

Lo stesso tipo di ragionamento si può fare, e andrebbe fatto al momento della scelta, per tutti gli oggetti di cui ci circondiamo; prendendo in considerazione anche la qualità degli imballaggi, a loro volta inquinanti e fonte di spreco al punto da bastare in alcuni casi a rendere negativo il bilancio energetico dell’acquisto.

Un altro esempio sono i vestiti che indossiamo. I tessuti sintetici andrebbero evitati, in modo particolare per la biancheria da letto, per la biancheria intima e per l’abbigliamento dei bambini perché contrastano la traspirazione imprigionando una costante umidità che causa problemi igienici e a lungo andare anche di salute. Tenuto conto poi di quanto di inquina per produrli, il loro bilancio ecologico è sicuramente negativo. L’unico lato positivo è il prezzo, che sicuramente non è un aspetto trascurabile, ma ne vale la pena?

Però anche i tessuti naturali possono non avere un bilancio ecologico positivo. Le fibre di cotone possono restare durevolmente impregnate dai defoglianti usati nella coltivazione. Inoltre i tessuti naturali possono subire trattamenti nocivi per ottenere particolari effetti estetici o di tipo prestazionale, come impermeabilizzazione, il trattamento antipiega o il trattamenti antimacchia, con sostanze che non vengono eliminate neanche con il lavaggio.

Il bilancio ecologico di un oggetto non dipende solo dalla qualità del materiale delle singole parti di cui è fatto (compreso l’imballo) ma dall’insieme dei fattori che a tale bilancio contribuiscono. Negli isolanti per le costruzioni, sughero e fibra di legno hanno in origine un bilancio ecologico positivo, ma se vengono trattati con colle o additivi il bilancio ecologico diventa negativo.

L’unica possibilità di circondarsi di oggetti con un bilancio ecologico positivo è nell’attenzione del consumatore al momento della scelta, tenendo presente che spesso il prezzo è indice di qualità ma non sempre è vero che chi più spende meglio spende. Ciò rende abbastanza difficile e sicuramente impegnativo fare acquisti veramente ecologici.

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Pubblicato da Michele Ciceri il 3 agosto 2013