Energia elettrica dall’Universo

Fin poco tempo fa, gruppi di scienziati erano a caccia di batteri metanogeni, non per la loro capacità ma per dimostrare che c’è vita su Marte. Tutto iniziò quando furono registrate dosi di metano sul Pianeta Rosso e su Titano. Scienziati e curiosi di tutto il mondo iniziarono a supporre che potessero esserci tracce di vita sia su Marte che Titano, microrganismi capaci di produrre metano. Era il 2007 e questa poteva essere la prova dell’esistenza di forme di vita extraterrestri.

Lo scenario sembra essere preso da X-Files ma purtroppo io non sono Dana Scully e non c’è neanche l’agente Mulder. Dopo numerosi accertamenti l’ipotesi delle forme di vita extraterrestri venne messa in dubbio e oggi, nel 2012, è del tutto crollata. Un rover spedito dalla NASA su Marte è riuscito a registrare dosi di metano, ma lo spettrometro TLS ha rilevato un intervallo delle concentrazioni, ottenuto con un’affidabilità del 95%, oscilla da un massimo di cinque parti per miliardo a un minimo di zero.

Così, si è compreso che probabilmente su Marte non ci sia affatto metano. Ora la speranza poggia su una distribuzione non omogenea del gas, pertanto, dove lo spettrometro NASA ha fatto i suoi rilevamente non c’è metano, ma a qualche miglio di distanza potrebbe esserci. Mentre la Curiosity continua ad analizzare Marte, dall’Universo potrebbe arrivare una grande quantità di energia pulita. Il compimento del progetto non è neanche così lontano.

Un rapporto pubblicato dal ministero della Difesa indiano,ha proposto l’istituzione di un programma internazionale con lo scopo di allestire una base energetica in orbita. Tra poco più di dieci anni una geostazione lanciata in orbita potrebbe fornire elettricità a noi terrestri.

Nello specifico si tratta di collettori solari in grado di raccogliere le radiazioni del sole in modo perpetuo, 24 ore su 24. Non ci saranno più ore di buio per i pannelli solari. L’energia pulita raccolta in orbita sarebbe poi trasmessa alla base terrestre. L’energia spaziale potrebbe essere la migliore strategia per soddisfare il fabbisogno elettrico della Terra e potrebbe tagliare drasticamente le emissioni nocive.

Certo per allestire un impianto energetico in orbita sarà bruciato molto carburante ma è un investimento in CO2 destinato a essere riscattato nel tempo. Il progetto potrebbe farsi più concreto già dal prossimo 2025.

Pubblicato da Anna De Simone il 19 dicembre 2012