Come capire se un cibo è biologico

La gran parte degli ipermercati è stata allestita per ospitare un reparto “Bio” ma chi ci dice che i prodotti biologici trovati su quegli scaffali siano realmente alimenti biologici? E’ nell’interesse del produttore affermare con etichette che quell’alimento è biologico ed è nell’interesse del supermercato vendere, dunque chi tutela il consumatore? A pensarci è un progetto coordinato dall’Università di Copenhagen in stratta collaborazione italiana della Fondazione Edmund Mach con il centro di ricerca dell’Associazione italiana per l’agricoltura biologica (Aiab). Il progetto si chiama AuthenticFood e si occuperà di analizzare le filiere di produzione, raccogliendo campioni da sottoporre ad analisi per capire se l’alimento è degno della certificazione Bios.

I cibi biologici devono garantire alti standard lungo tutta la filiera di produzione, è per questo che l’Aiab analizzerà le operazioni testando il prodotto. Al progetto parteciperanno 11 paesi europei e 16 partner, tra questi, la Aiab spiega in una nota:

“I ricercatori considereranno alcuni prodotti biologici vegetali (in particolare pomodoro, cereali e derivati) e completeranno lo sviluppo di una serie di metodi analitici tra i più promettenti ed innovativi per l’autenticazione dei prodotti alimentari di origine vegetale. Lo scopo principale del progetto è mettere a punto degli strumenti che permettano di rafforzare l’affidabilità dei prodotti bio e che garantiscano ulteriormente i consumatori ma anche gli utilizzatori di materie prime, quali i mulini, i mangimifici, i produttori di passate ecc.”

Il progetto è molto utile, a confermarlo sono le numerose azioni della Guardia di Finanza che intercettano partite di prodotti con falsi certificati di biologico. Il commercio fraudolento di cibo biologico è un doppio deterrente per l’acquirente che si trova ad acquistare un alimento ad alto prezzo per poi ingerire la stessa quantità di elementi chimici di un prodotto più economico non biologico. E’ ovvio che i metodi analitici offerti dal progetto AuthenticFood non si sostituiranno alla serie di procedure di certificazioni ma è altrettanto certo che potranno tornare utile a numerosi consumatori e alle aziende che acquistano materie prime su mercati internazionali.

Pubblicato da Anna De Simone il 11 gennaio 2012