La cannabis ha valore terapeutico anche secondo l’ONU

cannabis sativa pianta

Sul nostro sito abbiamo già dedicato diversi articoli alle proprietà della cannabis e al suo valore terapeutico, spiegando anche in dettaglio che cosa è la cannabis terapeutica e come può essere definita tale sulla base del quantitativo di Delta-9-tetrahydrocannabinol (Δ9-THC) presente in un determinato prodotto.

Già da tempo la vendita di tipologie diverse di canapa light è del tutto legale in Italia e in molti altri paesi del mondo ma il riconoscimento del valore terapeutico della cannabis e dei suoi derivati anche da parte dell’ONU è una notizia estremamente importante.



La Commission on Narcotic Drugs dell’ONU

La speciale Commissione ONU incaricata di accertare il valore terapeutico della Cannabis è la Commission on Narcotic Drugs (CND) che aveva iniziato l’esame della questione nel gennaio 2019.

Il pronunciamento della Commissione è avvenuto lo scorso dicembre 2020 dopo che sono stati ascoltati e valutati i pareri di oltre 600 esperti provenienti da 100 stati membri.

Tra le conseguenze più importanti della delibera presa dalla CND rientra la classificazione della Cannabis nella tabella I al posto che nella tabella IV con le relative ripercussioni sulle normative da applicare alla vendita da parte degli stati membri dell’ONU.

Prima di questa delibera, infatti, la cannabis era inserita nella classificazione della convenzione risalente al 1961, la tabella IV, ovvero quella che comprende sostanze considerate come dannose per la salute a cui non veniva riconosciuto nessun valore benefico o terapeutico. Nulla di più sbagliato visto che ormai sono stati pubblicati numerosi studi scientifici che affermano esattamente il contrario.

Nonostante la cannabis rimanga comunque tra le sostanze vietate per lo scopo ricreativo, vale a dire cioè nella tabella I, questo è comunque un cambiamento storico che influirà molto sia sul mercato che sulla ricerca scientifica stessa, che subirà sicuramente una forte spinta in avanti dopo questa decisione.

Nonostante gli stati che ancora hanno votato contro questa disposizione e nonostante anche la bocciatura di altre decisioni riguardo gli estratti, i derivati ecc., le osservazioni scientifiche dell’Oms hanno avuto la meglio.

Di conseguenza adesso la cannabis non è più soggetta a misure speciali di controllo, e i paesi membri potranno introdurre una serie di legislazioni a favore della ricerca e della produzione della stessa e del suo uso medico.

L’importante notizia è riportata anche su questa pagina del sito ufficiale dell’ONU.

Una vittoria in bilico

È un evento molto raro che l’Oms sia chiamato in causa in situazioni come questa, ma quello della cannabis sembra essere un caso del tutto particolare. La decisione è stata infatti più volte rimandata, il che faceva presagire decisamente male.

Infatti, anche di fronte alle evidenze scientifiche inconfutabili portate avanti dall’Oms stessa, molti paesi tra i più conservatori, tra cui Russia e Cina e molti paesi asiatici e africani, facevano pesare fortemente la loro opposizione.

Opposizione basata per altro su nessun fondamento scientifico, bensì solo ed esclusivamente su pregiudizi storici duri a morire anche di fronte all’evidenza dei fatti. Determinante è stato dunque il voto dei paesi dell’Unione Europea, tra cui troviamo anche l’Italia favorevole.

L’UE ha infatti votato a favore di ben 4 raccomandazioni su 6, e in particolare su questa decisione ad opporsi è stata soltanto l’Ungheria. In ogni caso, nonostante i timori iniziali, si è fatto cadere in questo modo un tabù enorme riguardo la cannabis, per così lungo tempo ingiustamente demonizzata e bistrattata dai governi e dall’opinione pubblica.

Ciò non vuol dire che adesso siamo davanti alla liberalizzazione della sostanza: la strada in questo senso è ancora molto lunga e forte è ancora l’aria di proibizionismo che tira nella maggior parte dei paesi europei. Ma è sicuramente un passo in avanti verso una apertura mentale maggiore e verso un diverso modo di considerare la cannabis.

È importante sottolineare anche il ruolo di alcune associazioni italiane in questo avvenimento. Già nel 2018, infatti, l’Associazione Luca Coscioni, Forum Droghe, la Società della Ragione e Drcnet avevano depositato presso l’Oms le loro esperienze di dieci anni sull’utilizzo della cannabis terapeutica in Italia.

E in quest’ultima sessione, le stesse associazioni hanno presentato un documento firmato da ONG internazionali a sostegno dell’approvazione di queste raccomandazioni in esame.

Cosa cambierà nel nostro paese

In Italia adesso sarà necessario varare una serie di norme a riguardo e anche ampliare la produzione della cannabis terapeutica, che subirà sicuramente una fortissima spinta sul mercato. Già nel 2017 era stata auspicata una triplicazione della produzione della stessa da parte dell’Istituto Chimico Farmaceutico di Firenze, cosa che però non è mai avvenuta.

È inoltre necessario che la produzione nazionale venga aperta anche ai privati, ma non solo. Dato che si parla di uso terapeutico, è necessario che il personale sanitario sia informato e formato a riguardo nel migliore dei modi, per essere preparato all’ondata di cambiamento in arrivo. È inoltre opportuno che venga prevista anche una copertura dei costi da parte del Servizio Sanitario Nazionale.

È quindi importante che la politica non si tiri indietro relativamente a questo tema e che non ci si ripari dietro vecchi e sbagliati pregiudizi. Piuttosto è necessario informarsi sui dati scientifici oggettivi che ormai sono il risultato di studi scientifici, e questo vale non solo per la politica, ma anche per le persone comuni.

Facendo infatti delle semplici ricerche sul web, ovviamente selezionando siti ufficiali e fonti attendibili, si trovano articoli e studi sui tanti benefici accertati della cannabis terapeutica, come ad esempio il suo effetto calmante e rilassante, che può essere sfruttato sia da persone comuni senza particolari problemi, sia da coloro che soffrono patologicamente di ansia e stress.

L’altro beneficio accertato è potere antidolorifico di questa sostanza, che viene già da tempo utilizzata da medici e pazienti nella terapia del dolore cronico, dando grandissimo sollievo a chi la utilizza correttamente e in aggiunta ai medicinali specifici prescritti per le singole patologie.

Pubblicato da Matteo Di Felice, Imprenditore e Managing Director di IdeeGreen.it, Istruttore di corsa RunTrainer certificato RunAcademy FIDAL, Istruttore Divulgativo certificato della Federazione Scacchi Italiana e appassionato di Sostenibilità, il 10 Febbraio 2021